Sette sindaci contro il parlamento siciliano e contro, in un certo senso, l’autonomia Speciale della Regione. Nonostante la legge siciliana non lo permetta si candideranno nonostante abbiano terminato due mandati consecutivi.

Sette i sindaci al terzo mandato ma non tutti ancora decisi a ricandidarsi

Sono nel complesso sette i sindaci siciliani di comuni fra i 5 e i 15mila abitanti che completano quest’anno il loro secondo mandato e dunque nelle condizioni di ricandidarsi per un terzo mandato consecutivo in base alla legge nazionale ma non quella siciliana. Non tutti, però, hanno già deciso di sfidare l’Autonomia regionale

A lanciare la crociata è stato il sindaco leghista di Serradifalco, Leonardo Burgio che ieri ha annunciato che si ricandiderà sostenuto dal suo partito, la Lega. Scelta analoga per il sindaco di Agira, Maria Greco e per il sindaco di Valguarnera, Francesca Draia. Non è ancora convinto, ma ci sta pensando, il sindaco di Santo Stefano di Camastra, Francesco Re. Nessuno notizia degli altri tre sindaci che completano in queste settimane il secondo mandato.

Burgio: “Non voglio sfidare nessuno”

“La mia scelta non rappresenta né una sfida né una presa di posizione personale o politica – afferma Leonardo Burgio -. Non è una questione di incarichi o ruoli, nella mia vita potrei serenamente dedicarmi ad altro. La mia – aggiunge Burgio – è invece una scelta che nasce da un legame profondo con la comunità e dal senso di responsabilità che questo ruolo comporta ogni giorno” ha detto il sindaco di Burgio annunciando la sua decisione.

La sua posizione non riguarda soltanto la vicenda dei sindaci perché il caso vuole che Burgio sia anche figlio di Daniela Faraoni, assessore regionale alla salute come tecnico ma in quota Forza Italia. Le due cose sono completamente slegate fra loro ma le posizioni di madre e figlio  inevitabilmente causano mal di pancia e c’è chi, nella maggioranza, storce il muso sulle “strane coincidenze”.

Cosa succederà

Adesso scatteranno, dopo il 25 marzo con la convocazione dei comizi elettorali, i termini per le candidature e i sindaci ribelli presenteranno la loro candidatura. Inevitabilmente le commissioni elettorali dovranno respingerle e inizierà una battaglia legale prima ancora di andare alle urne

Di fatto i sindaci ricorreranno al tar contro l’esclusione e i tribunali amministrativi potrebbero riammetterli oppure potrebbero sollevare conflitto davanti alla Corte Costituzionale visto che la sentenza della Consulta fino qui espressa riguarda si la materia del terzo mandato ma si riferisce ad una legge del Friuli Venezia Giulia.

Una opzione, quest’ultima, che rischierebbe di far svolgere le elezioni senza i sindaci ribelli ma di doverle annullare qualora la Consulta dovesse dar ragione alla loro lettura. Viceversa una elezione con i sindaci ribelli che corrono, ammessi con riserva, rischierebbe parimenti l’annullamento in caso di esclusione postuma.

Un bel pasticcio in salsa siciliana.