Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, ha conferito la cittadinanza onoraria a Giuseppe Pignatone ex procuratore capo di Roma, nominato da Papa Francesco presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano.

La cerimonia si è tenuta a palazzo delle Aquile alla presenza di magistrati come il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi, il questore di Palermo Renato Cortese, il comandante della guardia di Finanza di Palermo Antonio Nicola Quintavalle Cerere.

“I sto a Palermo da 60 anni e tornerò a Palermo in controtendenza con quanto sta avvenendo nel sud dove oltre un milione di giovani sono andati via – ha detto Pignatone nel suo intervento –

Questo passaggio conclude un ciclo della mia vita professionale 45 anni in magistratura vissuti in gran parte in Sicilia e anche fuori sempre conservando memoria dell’esperienza e venendo anche accusato sistematicamente di essere palermitano e siciliano e di ragionare in modo strano.  Io comincerei da molto lontano esattamente da 70 anni fa, io avevo pochi mesi.

Il 18 ottobre 1949 mio padre Francesco Pignatone giovane deputato della camera eletto il 18 aprile presenta un ordine del giorno sul tema banditismo, mafia e riforme sociali. Mio padre non era un giurista, era un professore di lettere presidente dell’aziona cattolica diocesana di Caltanissetta e la prima cosa che dice è l’opportunità di non ricorrere a misure eccezionali di polizia che offenderebbero i principi costituzionali che garantiscono la libertà della persona umana, segue poi la richiesta di profonde riforme della struttura del latifondo che era il problema numero uno dal punto di vista economico e sociale e si conclude con il potenziamento della scuola popolare. Io credo che lo Stato italiano ha combattuto e vinto una guerra contro la mafia corleonese la mafia delle stragi della sfida alle istituzioni rispettando questi principi.

Lo testimoniano il rispetto di questi principi le non poche assoluzioni pronunciate dai giudici palermitani che pure avevano visto cadere i colleghi e tanti servitori dello Stato. Certo la mafia non è scomparsa ma io credo che sia giusto dire che dopo l’11 aprile del 2006 la mafia non è più quella di prima, non è riuscita a ricostituire la commissione provinciale di Palermo quell’organismo di vertice che era stato il punto nevralgico della sua potenza e ha perso il ruolo di broker mondiale degli stupefacenti che era la ragione della sua ricchezza straordinaria. Io credo che sia giusto dovuto a quelli che sono caduti nella guerra con la mafia corleonese che questa mafia è stata sconfitta e questo risultato è stato raggiunto grazie alla reazione essenziale decisiva della società civile”.

Sul conferimento dell’onorificenza interviene Vittorio Sgarbi che parla di Giuseppe Pignatone in termini di “’inventore’ dell’associazione mafiosa (smontata dalla Cassazione) nell’inchiesta Mafia Capitale”.

“La cittadinanza di Palermo a Pignatone – attacca Sgarbi – è un insulto a Roma, da lui gravemente diffamata, sostituendone il nome con quello della Mafia, l’ultimo gesto dadaista di Palermo capitale italiana della cultura che, grazie a Pignatone, ha assimilato Roma al suo primato mafioso”.

Conclude Sgarbi: “Palermo incorona e si riprende, come cittadino, il suo eroe, premiandolo per concorso esterno”.