Un pomeriggio di caos e violenza si è concluso con le manette per due uomini di 42 e 51 anni, già noti alle forze dell’ordine, intercettati dai Carabinieri della Stazione di Brancaccio dopo un pericoloso inseguimento per le vie della città. I due sono accusati di tentata rapina aggravata, rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale, al termine di una sequenza criminale che ha toccato diversi punti nevralgici della zona sud-est e nord del capoluogo.

L’azione dei malviventi è iniziata lungo viale Regione Siciliana, dove a bordo di un’auto senza targhe hanno preso di mira un distributore “Eni”. Brandendo un coltello, hanno tentato di intimorire l’operatore in servizio, ma la pronta reazione della vittima li ha costretti a una fuga precipitosa a mani vuote. Non rassegnati dal primo fallimento, i due si sono spostati rapidamente verso via Lanza di Scalea per colpire un secondo impianto di rifornimento. In questa occasione, sotto la minaccia della medesima arma da taglio, sono riusciti a impossessarsi di circa 400 euro in contanti prima di dileguarsi nuovamente nel traffico cittadino.

La segnalazione al numero di emergenza ha fatto scattare un piano di controllo coordinato che ha permesso ai militari di individuare il veicolo sospetto all’altezza del viadotto Maredolce. Invece di fermarsi all’alt, i fuggitivi hanno dato vita a una folle corsa durata diversi chilometri, durante la quale sono rimaste danneggiate alcune vetture parcheggiate lungo la strada. Giunti nel cuore del quartiere Sperone, i rapinatori hanno abbandonato il mezzo tentando di dileguarsi a piedi tra i vicoli.

Mentre uno dei due è stato bloccato quasi immediatamente dai Carabinieri, il complice è riuscito inizialmente a far perdere le proprie tracce. La sua libertà è durata tuttavia molto poco, poiché il personale del Nucleo Radiomobile lo ha rintracciato poco dopo presso la propria abitazione. Le indagini hanno inoltre svelato un goffo tentativo di depistaggio: uno degli arrestati aveva infatti denunciato il furto dell’auto utilizzata per i colpi, un veicolo intestato alla madre, rimediando così anche una denuncia per simulazione di reato.

All’interno della vettura, posta sotto sequestro, i militari hanno rinvenuto le targhe nascoste nell’abitacolo e recuperato 300 euro, ritenuti parte del bottino sottratto poco prima. L’operazione si inserisce nel quadro del costante presidio del territorio attuato dall’Arma, che ha permesso di interrompere un’escalation criminale che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi per la sicurezza pubblica.