Palermo si stringe attorno al ricordo di don Giuseppe “Pino” Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso da Cosa Nostra esattamente 33 anni fa, nel giorno del suo 56° compleanno. Primo martire della Chiesa assassinato dalla mafia e proclamato beato nel 2013, “3P” continua a rappresentare un simbolo incrollabile di riscatto sociale, legalità e fede per l’intera Sicilia.

A distanza di oltre tre decenni, le istituzioni locali, le scuole della regione e i sindacati si uniscono alle celebrazioni coordinate dal Centro di Accoglienza Padre Nostro – da lui fondato – per trasformare la memoria in un impegno concreto sul territorio.

Il delitto del 15 settembre 1993 e quel “Me l’aspettavo”

Era la sera del 15 settembre 1993 quando un commando di killer di Cosa Nostra tese un agguato a don Pino Puglisi sotto la sua abitazione in piazza Anita Garibaldi, nel cuore del quartiere palermitano di Brancaccio. Davanti alla pistola spianata del sicario Salvatore Grigoli, il sacerdote rispose con un ultimo, disarmante sorriso e pronunciò le parole destinate alla storia: “Me l’aspettavo”.

La cupola mafiosa guidata dai fratelli Graviano lo considerava un pericolo pubblico. Non perché fosse un magistrato o un investigatore, ma perché toglieva la manovalanza alla criminalità organizzata, strappando i bambini e i giovani della borgata dalla strada per dare loro dignità, istruzione e un futuro alternativo alla criminalità.

Le reazioni e la memoria nei quartieri fragili

L’anniversario della morte del Beato Puglisi riaccende i riflettori sulle periferie di Palermo e sulla necessità di non abbassare la guardia. Negli scorsi giorni, la segretaria generale della Cisl Palermo Trapani, Federica Badami, ha sottolineato l’estrema attualità del messaggio del parroco, rimarcando come i quartieri più fragili del capoluogo abbiano ancora oggi un disperato bisogno di presidi sociali, lavoro e contrasto alla dispersione scolastica.

In tutta la Sicilia, le scuole di ogni ordine e grado e l’Ufficio Scolastico Regionale stanno dedicando momenti di riflessione alla figura del sacerdote, unendo idealmente il ricordo del suo sacrificio con l’avvio del nuovo anno scolastico. Numerosi gli eventi collaterali promossi in questi giorni anche dalla II Circoscrizione del Comune di Palermo e dall’Associazione Nazionale Case della Memoria.

Dalla Cattedrale a Brancaccio, i luoghi del Beato

Come ogni anno, i fedeli e i cittadini liberi renderanno omaggio alla tomba del Beato situata all’interno della Cattedrale di Palermo. Ma il vero cuore delle commemorazioni resta Brancaccio, lì dare don Pino ha piantato i semi di una rivoluzione culturale che la mafia, nonostante il sangue, non è riuscita a fermare. Quel sorriso, rimasto impresso nella memoria collettiva, continua a essere il manifesto di una Sicilia che rifiuta il ricatto mafioso e scommette sulle nuove generazioni.

 Il ricordo del Presidente Schifani

“Oggi più che mai gli insegnamenti del beato Pino Puglisi tracciano davanti ai nostri occhi un chiaro percorso di legalità. Per poter realizzare un cambiamento vero e duraturo, dobbiamo partire dai nostri ragazzi, dando loro concrete opportunità di formazione, lavoro e crescita. Solo in questo modo possiamo evitare che si rivolgano alle false lusinghe della criminalità organizzata. In un periodo in cui assistiamo alla recrudescenza di episodi violenti, il martirio di don Puglisi e il suo impegno, fatto di coraggio e concrete azioni quotidiane, rappresentano una guida per tutti noi, inclusi i nostri giovani che oggi iniziano l’anno scolastico. Un valore, quello dell’educazione, in cui il parroco di Brancaccio credeva fermamente” dice il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, nel 33esimo anniversario dell’uccisione di padre Pino Puglisi, a Palermo, da parte della mafia.