La gestione dei rifiuti in Sicilia è disastrosa perchè la Regione dispone di una “disciplina non solo contraddittoria, ma difficilmente applicabile”. Parola del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, che “bacchetta” così la Regione Siciliana, e fa presagire l’arrivo imminente di un commissario.

L’Anac fa un lungo e variegato elenco delle criticità del sitema rifiuti siciliano: la frammentazione delle competenze e l’assenza nei piani finanziari dei debiti ereditati dalle precedenti gestioni e che, secondo il cosiddetto “decreto enti locali”, deve essere contabilizzato e ripartito fra i contribuenti. In Sicilia, inoltre, secondo l’analisi dell’Anac, l’evasione della tassa sui rifiuti sarebbe quasi del 50%.

La Regione è stata costretta ad anticipare ai comuni, per pagare i loro debiti nei confronti degli Ato, circa 1 miliardo di euro. Tutto questo per tamponare qualche buco in un sistema sistema che fa acqua da tutte le parti, ben lontano dalla gestione integrata dei rifiuti che era stata affidata a società consortili, come gli Ato. Le Autorità d’ambito che in Sicilia sono state un fallimento, a causa del loro elevato numero e per una gestione che ha mirato soprattutto ad effettuare centinaia di nuove assunzioni.

E la nuova legge, che ha subito varie modifiche, non risolverebbe i problemi del siitema precedente. Consente infatti anche ai comuni compiti di affidamento e organizzazione del servizio rifiuti. Col risultato che su 390, 260 hanno costituito un cosiddetto Aro, Ambito di raccolta ottimale, che in ben 103 casi coincide col comune stesso. Il risultato è che le iniziali 9 società per la regolamentazione del servizio rifiuti, coincidenti sostanzialmente col territorio delle nove province, sono duplicate in 18.