Clima rovente all’Assemblea Regionale Siciliana in vista del prossimo 28 luglio, data in cui il disegno di legge sulla riforma della dirigenza regionale approderà sul tavolo della II Commissione Bilancio. Quello che doveva essere un percorso di allineamento agli standard nazionali si è trasformato in un terreno di scontro durissimo tra le diverse sigle sindacali, spaccando il fronte dei rappresentanti dei lavoratori e accendendo il dibattito politico nei corridoi di Palazzo dei Normanni, animato da una bagarre avvenuta mercoledì scorso in Commissione ma seguita da uno scontro pubblico sui contenuti.
La frattura sindacale: “blindature” contro “armonizzazione”
Da un lato della barricata si posizionano sigle come il sindacato autonomo Dirsi, che nei giorni scorsi ha espresso un netto rifiuto della riforma, affiancato da posizioni critiche all’interno della stessa ARS che parlano di una norma tesa a “blindare” gli attuali dirigenti e a creare sanatorie e privilegi a vita. Dall’altro lato, la risposta dei confederali e dei principali autonomi non si è fatta attendere. Questa mattina, le segreterie regionali di Fp Cgil, Cisl Fp, Sadirs, Ugl e Uil Fp hanno firmato una nota congiunta dai toni durissimi per “ristabilire la verità” e respingere quelle che definiscono vere e proprie mistificazioni mediatiche. «In questi giorni si è parlato di privilegi, sanatorie, dirigenti a vita e blindature. Nulla di tutto questo è contenuto nel disegno di legge da noi fortemente sostenuto», chiariscono i sindacati.
Il nodo della terza fascia
Al centro della difesa della riforma c’è la necessità di eliminare la terza fascia dirigenziale, definita come un’anomalia giuridica ed economica presente esclusivamente nello statuto della Regione Siciliana. L’obiettivo dichiarato dai confederali è l’applicazione integrale del modello nazionale previsto dal decreto legislativo n. 165 del 2001, introducendo il ruolo unico della dirigenza, confermando gli incarichi a termine legati al raggiungimento degli obiettivi e mantenendo i paletti per le assunzioni esterne entro i rigidi limiti statali. Tuttavia, i sindacati sollevano un campanello d’allarme sulle modifiche apportate durante il primo passaggio istituzionale: gli emendamenti approvati in I Commissione Affari Istituzionali si discosterebbero parzialmente dal modello romano, alterando le modalità di accesso alla prima e alla seconda fascia. La richiesta dei confederali all’ARS è quindi perentoria: applicare le regole dello Stato senza deroghe, favoritismi o soluzioni di comodo.
Il tema concorsi e il voto del 28 luglio
La nota congiunta tocca anche il tema caldissimo dei concorsi pubblici, smontando l’argomentazione secondo cui il blocco della riforma servirebbe a sbloccare le assunzioni. «Se la riforma non sarà approvata, i concorsi saranno comunque banditi sulla base della normativa vigente. Chi oggi ostacola questo provvedimento non blocca i concorsi: blocca il superamento della terza fascia e impedisce il completamento dell’armonizzazione con lo Stato». Dopo oltre venticinque anni di eccezionalità e deroghe, il sindacato confederale chiede una svolta basata su meritocrazia, trasparenza e regole uguali a quelle del resto d’Italia. Il 28 luglio la Commissione Bilancio sarà chiamata a fare una scelta strategica: mantenere un sistema burocratico isolato o traghettare definitivamente la dirigenza siciliana nella modernità della normativa nazionale.






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