Due riforme, quella degli Enti Locali e la legge che detta le nuove regole per la dirigenza regionale, si tornano ad affacciare nella politica siciliana. Dopo lo stop ed il rinvio della discussione sulla legge per gli enti locali di due settimane fa, martedì in aula all’ars si torna a discutere di una legge controversa. E’ il primo punto all’ordine del giorno di una seduta che vede come seconda voce proprio la riforma della dirigenza.
Gli impegni dell’Ars
Sullo sfondo delle due norme la cui trattazione appare complessa se non si troverà un accordo, c’è la discussione sempre aperta , sull’uso dell’avanzo di gestione, il grande tesoro da circa 2 miliardi di euro che la Regione ha a disposizione e che presto potrebbe sbloccarsi. Un passo avanti è stato fatto con la parifica parziale del rendiconto 2020 da parte della Corte dei Conti che apre la strada per la parifica anche delle annualità successive fino al 24 e dunque allo sblocco.
L’appello sul come usare le risorse
E inconrocia i temi economici e quelli che riguardano la Pubblica Amministrazione, Enti locali, compresi, l’appello del sindacato autonomo Siad Csa Cisal al governo e alla politica siciliana.
“Le nuove stime sull’avanzo di amministrazione della Regione siciliana, approvate dalla giunta di governo, mettono a disposizione dell’Isola un tesoretto che va investito in interventi strutturali e politiche del lavoro. Non è più il tempo delle spese parcellizzate o dei mini-contributi per sagre e convegni, la Sicilia ha bisogno d’altro” dicono Giuseppe Badagliacca e Angelo Lo Curto proprio del Siad-Csa-Cisal.
“Chiediamo all’esecutivo e alle forze parlamentari – continuano – di destinare sufficienti risorse per adeguare le retribuzioni dei regionali a quelle degli statali; coprire i fabbisogni del personale delle pubbliche amministrazioni stabilizzando anche i precari dell’Arpa Sicilia, del Cefpas e dei Comuni; assumere nuovo personale che garantisca i servizi ai cittadini ed evitare il default degli enti locali”.
Il tema della dirigenza
Ma anche alla luce anche del via libera di questa settimana da parte della Corte dei Conti al terzo rinnovo contrattuale del comparto regionale, c’è da affrontare anche la questione dirigenza. Qui ad intervenire è Nello Dipasquale del Pd che chiede di rimettere questa riforma al centro dell’agenza politica: “Il centrodestra governa la Sicilia da otto lunghi anni e non è ancora riuscito a portare avanti una riforma dei dirigenti regionali, preferendo proseguire con un sistema di nomine che non consente di avere i migliori nei posti più importanti e decisivi dell’amministrazione pubblica” sostiene il deputato regionale del Partito Democratico, Nello Dipasquale, che negli anni ha presentato due ddl per un riordino della dirigenza della Regione basato su un’articolazione in due fasce: il ddl 798 del 2020 e il ddl 88 del 2022.
La prima proposta di legge fu avanzata nella precedente legislatura, la seconda in quella attuale. “L’obiettivo era quello di mettere ordine in questo settore pur essendo opposizione all’Ars – ricorda Dipasquale – ma questo centrodestra non sceglie il merito e preferisce altre strade che non passano dall’autonomia dei direttori generali. Fare una riforma seria significa garantire figure apicali autonome nella burocrazia regionale – conclude Dipasquale -, significa scegliere persone libere e che non sono ostaggio delle nomine”.
Ma in discussione non c’è la proposta Dipasquale, piuttosto la riforma varata dalla giunta






Commenta con Facebook