Rischio terremoto, in Sicilia il 60% degli edifici è insicuro

l'intervista al presidente dell'ordine dei geologi

Dopo il sisma in centro Italia si torna a parlare di rischio terremoto in vaste aree del Paese. Perdere tutto in pochi secondi durante le ore del sonno notturno. Un sonno da cui molti non si sono più risvegliati. Appelli, proclami, promesse gridate ai quattro venti sull’onda emotiva della tragedia, mentre nel centro Italia la quotidianità si è trasformata in inferno.

Guardiamo sgomenti le immagini che scorrono ai tg, le foto che fanno il giro del web. E non possiamo fare a meno di pensare che, in un momento qualsiasi, potrebbe accadere anche a noi.

La Sicilia è una regione a medio ed elevato rischio sismico. Cosa abbiamo fatto o stiamo facendo per proteggere il territorio e noi stessi dalla funesta probabilità di un sisma? Ben poco.

Eppure ci sono in Sicilia centinaia di professionisti che da anni studiano i terremoti con risultati eccellenti. E che oggi richiamano la classe politica ad essere lungimirante e ad intervenire prima che sia troppo tardi.
Un monito ribadito a BlogSicilia da Giuseppe Collura, presidente dell’Ordine regionale dei Geologi di Sicilia.

“Bisogna capire dove e come costruire – dice – e soprattutto non possiamo ignorare che i nostri territori hanno grandi similitudini con le aree colpite dal sisma”.

Cosa possiamo fare per prevenire i devastanti effetti di un sisma nella nostra Isola?

“Il problema è proprio quello che non facciamo. Conosciamo bene ormai le aree sismogenetiche ma servono studi di microzonazione sismica, che servono cioè a capire come reagisce il suolo, a seconda della sua composizione (ad esempio argilla o rocce, etc.) all’onda sismica, che può propagarsi o essere interrotta proprio dal suolo”.

Ma in Sicilia questi studi sono mai stati fatti?

“Solo in minima parte. Su 282 comuni classificati a rischio sismico, abbiamo potuto fare verifiche solo in 58 di essi. E questo dipende dalla politica regionale”.

Eppure, esistono dei fondi per questo genere di azioni preventive…come quelli della Protezione civile…

“I fondi ci sono e potrebbero bastare per studiare adeguatamente. Dal 2011 ad oggi, solo per la Sicilia, per gli studi sui terremoti, la Protezione civile ha stanziato, ogni anno fondi che si aggirano tra i 21 ed i 23 milioni di euro. Una cifra consistente, bloccata però perché serve il cofinanziamento della Regione siciliana, la quale dovrebbe spendere circa 2 milioni all’anno, una cifra che pare irrisoria rispetto al rischio che corriamo.
Noi geologi da tempo chiediamo alla Regione di trovare questi fondi per completare gli studi, ma ci viene sempre risposto che i soldi non ci sono, o che stanno per arrivare ed invece poi tutto si conclude in un nulla di fatto”.

Sicuramente bisogna partire dal miglioramento antisismico degli edifici pubblici e privati…

“Certo. Inoltre conosciamo benissimo le tecniche antisismiche di costruzione. La situazione siciliana è analoga a quella di altre regioni. E c’è un paradosso tutto italiano che in pochi conoscono. La maggior parte dei geologi e degli ingegneri che in Cile, Giappone e California insegnano a costruire con tecniche antisismiche e a prevenire il rischio terremoto sono italiani. Pensarci fa rabbia. Abbiamo un enorme patrimonio culturale, scientifico e tecnologico che non possiamo utilizzare nel nostro Paese. La nostra classe politica dovrebbe riflettere”.

In merito alla Sicilia, il rischio terremoto è ancora più elevato se si considera l’elevata quantità di edifici abusivi. In caso di terremoto sarebbero i primi a venir giù, ma ci sono anche dati che non sappiamo interpretare. Com’è possibile che ad Amatrice, sia crollata la scuola costruita nel 2012? Non era stata fatta con criteri antisismici?

“Nel caso della scuola sicuramente qualcosa non ha funzionato ed i colpevoli devono pagare. Ma non è neanche normale che venga evacuato un ospedale che dovrebbe teoricamente essere il posto più sicuro della terra. Le scuole costruite con criteri antisismici in Sicilia sono pochissime, la maggior parte infatti sono state edificate prima delle norme di prevenzione. Ma scontiamo un ritardo anche su questo fronte”.

In che senso?

“La prima norma antisismica italiana è del 1981, dopo il terremoto dell’Irpinia. Una recente norma che impone di costruire edifici antisismici è un decreto ministeriale del 2008, entrato in vigore nel 2010, dopo il terremoto de L’Aquila. Insomma, prima si aspetta la tragedia e poi si interviene”.

In Sicilia quanti edifici sarebbero a rischio crollo in caso di sisma? E’ possibile fare una stima?

“Il 60% degli edifici costruiti dal dopoguerra ad oggi sono a grande rischio”.

Allora cosa possiamo fare?

“Adesso è il tempo della solidarietà ma non si può pensare di affrontare le situazioni in emergenza. Alla Regione siciliana chiediamo di fare un grande piano di monitoraggio, prevenzione e messa in sicurezza dei territori e degli edifici a partire proprio da scuole ed ospedali. Solo così possiamo dare sicurezza ai cittadini. Bisogna cambiare strategia sulla gestione dei territori”.

Sicuramente bisogna restituire un minimo di normalità alle popolazioni colpite dal sisma. Ed augurarci che la ricostruzione inizi in tempi brevi…

“Bisogna intervenire subito. Consideriamo però che la ricostruzione ci costerà almeno 20 volte di più rispetto alla normale prevenzione. E che nessuno potrà restituire la vita a chi è morto sotto la propria casa”.

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