Le voci di corridoio che per settimane hanno animato i palazzi della politica siciliana e nazionale si infrangono definitivamente contro un post social che non lascia spazio a repliche. Mentre novemila magistrati italiani sono chiamati alle urne per il rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura (un voto rimasto “tradizionale” nonostante i dibattiti sulla separazione delle carriere) con ben cinque candidati siciliani in corsa per Palazzo dei Marescialli, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, decide di tagliare i ponti con i rumors.

Il retroscena: la spinta di Cateno De Luca e le manovre di alleati e interne a Forza Italia

Per comprendere lo sfogo del governatore bisogna fare un passo indietro e guardare ai retroscena che si sono rincorsi dall’inizio del mese. A lanciare il sasso nello stagno era stato il leader di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina, Cateno De Luca. In un reel su Instagram, De Luca aveva evocato una precisa “exit strategy” per l’inquilino di Palazzo d’Orléans: una candidatura al Csm in quota laica promossa dai vertici romani. Secondo questa ricostruzione Schifani sarebbe stato pronto a dimettersi dopo l’elezione, portando la Sicilia al voto anticipato nella primavera del 2027 in concomitanza con un ipotetico election day nazionale evocato da settori di Fratelli d’Italia.

Ma in realtà De Luca aveva interpretato a modo suo voci che si rincorrevano fra i corridoi della politica già da mesi senza, però, che fosse stato dato loro credito dagli analisti politici.

Una narrazione che ha trovato, però, un punto di incrocio con lo scontro interno a Forza Italia delle ultime settimane. Il commissario regionale azzurro Nino Minardo aveva infatti chiesto apertamente una “proposta politica completamente nuova” per l’Isola, interpretata da molti come un netto stop a un secondo mandato di Schifani. Tra telefonate tese e mediazioni romane, sul tavolo c’era l’ipotesi di garantire al governatore il sostegno fino al termine naturale della legislatura, escludendo però una sua ricandidatura futura. Le dimissioni anticipate avrebbero infatti creato il caos: la Sicilia sarebbe rimasta senza manovra finanziaria, in pieno esercizio provvisorio, e i deputati regionali al primo mandato avrebbero mancato il traguardo del requisito previdenziale previsto per maggio.

Schifani stoppa tutti: “Bugie a breve termine, si vota a fine mandato”

A spegnere definitivamente l’incendio della fantapolitica e a blindare la coalizione ci ha pensato lo stesso governatore con un intervento tranchant affidato ai propri canali ufficiali: “Depositate le candidature ufficiali al Csm, la mia non c’è. Chiusa una fantasia, eccone pronta un’altra: Schifani Garante della privacy. Anche questa è una fake news. Aspetto con curiosità la prossima puntata: presidente degli Stati Uniti? C’è chi si diverte a diffondere menzogne, ma le bugie hanno le gambe corte. Intendo completare il mio mandato e portare la Sicilia al voto a novembre del prossimo anno, rispettando l’impegno assunto con i siciliani”. Con queste parole, Schifani smonta pezzo per pezzo la tesi del “passo di lato” concordato e fissa in modo inamovibile l’orizzonte temporale della legislatura siciliana. Nessuna trattativa romana per poltrone alternative (dal Csm all’Autorità Garante), nessun voto anticipato a primavera. I cittadini siciliani torneranno alle urne alla scadenza naturale del mandato: novembre 2027.

Cinque siciliani in corsa per le toghe

Mentre il quadro politico regionale tenta di ritrovare la stabilità interna alla maggioranza dopo la smentita del governatore, i riflettori rimangono accesi sui cinque magistrati siciliani che partecipano alla competizione per il rinnovo di Palazzo dei Marescialli. Una campagna elettorale vissuta in sordina ma molto polarizzata: la corrente di Magistratura Indipendente schiera tre nomi sul territorio, mentre un candidato a testa è espresso da Unicost e Area. Un voto tecnico e correntizio importante per la geografia giudiziaria dell’Isola che, da oggi, è ufficialmente scisso dalle sorti del governo regionale.