Non c’è pace nei corridoi di Palazzo dei Normanni. Sospeso il “blitz in sacco a pelo” del gruppo parlamentare Controcorrente, la tensione politica attorno alla Commissione Bilancio non si placa, ma cambia semplicemente perimetro. Dopo la nota ufficiale del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, che ha congelato la protesta istituzionale portando il tema della rappresentanza dei gruppi all’ordine del giorno della conferenza dei capigruppo, lo scontro frontale si sposta tutto all’interno delle forze di minoranza.
A rompere gli indugi è il Movimento 5 Stelle, che blinda il proprio posizionamento e lancia un chiaro avvertimento: nessun passo indietro sui componenti della Commissione. Un posizionamento che si inserisce in un quadro di rapporti già delicato. Proprio la nascita stessa del gruppo Controcorrente, guidato da Ismaele La Vardera, è stata infatti resa possibile grazie alle passate adesioni di due deputati eletti tra le file del M5S (Josè Marano e Carlo Gilistro), un passaggio di casacca che oggi pesa come un macigno sulla diplomazia d’aula.
Il no dei 5 Stelle: “Nessun sacrificio, abbiamo già dato”
“La massima solidarietà a Controcorrente, è giusto che tutti i partiti siano rappresentati in Commissione Bilancio, ma non è a tutti i capigruppo di opposizione che il presidente dell’Ars, Galvagno, può chiedere un sacrificio”, mette subito in chiaro il capogruppo del M5S all’Ars, Antonio De Luca.
I pentastellati rivendicano un “credito” storico accumulato all’inizio della legislatura, quando rinunciarono al secondo componente in Commissione Bilancio per fare spazio alle forze dell’epoca che facevano capo a Cateno De Luca. Un paradosso che il M5S fa pesare direttamente al leader di Controcorrente: “Di questo gesto di generosità e solidarietà istituzionale ce ne può ben dare atto lo stesso Ismaele, dato che allora faceva parte proprio di uno dei gruppi che ne godettero”.
Nel mirino finisce Sud chiama Nord: “Cedano loro un posto”
La linea del Movimento 5 Stelle è puramente proporzionale. Con 9 deputati all’attivo, i grillini ritengono inaccettabile dover cedere l’unico seggio rimasto in Bilancio, specialmente se confrontato con la geometria degli altri partiti. “È ingiustificato che Sud chiama Nord, con un solo gruppo composto da soli tre deputati, il più piccolo dell’Ars, abbia due rappresentanti in commissione Bilancio mentre noi ne abbiamo uno e Controcorrente nessuno”, attacca Antonio De Luca.
Per i 5 Stelle la palla passa nuovamente a Galvagno, ma con un mandato preciso: non guardare verso il PD o il M5S, ma rivolgere un “cortese appello istituzionale” a Sud chiama Nord affinché ceda una delle sue poltrone per fare spazio ai quattro deputati di Controcorrente.
Variazione di bilancio e lavori della Commissione in bilico
Mentre l’opposizione si divide sulle poltrone e sulle vecchie ruggini da cambio di casacca, a rimanere congelata è la manovra economica. Il rischio di uno slittamento di almeno due settimane dei lavori legislativi resta concreto, e l’ultimatum di Controcorrente è ancora sul tavolo: senza una ridefinizione dei componenti, la Commissione Bilancio rischia il blocco totale. La palla passa alla conferenza dei capigruppo, dove l’equilibrio della minoranza si preannuncia più che mai infuocato.






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