Un “regalo di Pasqua” amaro quello che rischiano di trovare nell’uovo migliaia di famiglie palermitane con figli disabili. Al centro del dibattito, affrontato nel corso dell’ultima puntata di Talk Sicilia, vi è la scure della burocrazia che minaccia di abbattersi sulle ore di sostegno e sull’assistenza specialistica (Asacom), già ritenute insufficienti per coprire i reali bisogni degli alunni. L’allarme è stato lanciato da Walter Miceli, avvocato dell’Anief, che ha delineato i contorni di una riforma che rischia di trasformarsi in una drastica riduzione dei servizi essenziali.

Walter Miceli, Anief
Il nodo del decreto legislativo 62 del 2024
La preoccupazione nasce dalle istruzioni impartite dall’ufficio scolastico provinciale di Palermo in merito all’applicazione del decreto legislativo 62 del 2024. La nuova norma attribuisce esclusivamente all’Inps il compito di accertare la condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica, esautorando di fatto le Asp e i centri di neuropsichiatria infantile che finora avevano gestito questo passaggio. Il rischio concreto è quello di un “riallineamento” verso il basso: se l’Inps riconosce una disabilità senza connotazione di gravità (il cosiddetto comma 1), le ore di sostegno potrebbero essere dimezzate, passando dalle attuali 22 o 24 ore a sole 11.
L’impatto sull’assistenza ai disabili e sugli organici
“Prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto senza quel famoso comma 3, mentre invece la commissione sanitaria e in particolare il centro di neuropsichiatria infantile riconosceva la connotazione di gravità ai fini poi attenzione dell’incremento delle ore di sostegno perché soltanto gli studenti con handicap in condizione di gravità potevano ottenere i posti in deroga e quindi 22 ore diciamo le famose 22 ore settimane il massimo delle ore, quindi per esempio in una scuola superiore tutto l’orario di servizio dell’insegnante 18 ore settimanali mentre invece nella scuola eh primaria 24 ore perché lì appunto l’orario di servizio insegnanti è di 24 ore settimanali – dice Miceli – Adesso succede che l’accertamento è compiuto solo ed esclusivamente dall’Inps, quindi l’Asp esce di scena sotto questo profilo e l’ufficio scolastico provinciale chiede di riallineare e quindi si introduce una degradazione della condizione di disabilità, da condizione di disabilità con gravità a condizione di stabilità senza connotazione di gravità e spariscono i posti in deroga. I posti in deroga in Sicilia sono complessivamente 11.000, quindi
si va colpire il meccanismo dell’attribuzione dei posti in deroga in modo retroattivo, quindi andando a rivedere tutte le certificazioni, può avere un impatto devastante non soltanto per quanto riguarda la cosa più importante, ovviamente gli studenti con disabilità, ma di riflesso anche per gli organici”. “Lo studente non è un comma”, ha aggiunto l’avvocato Miceli, sottolineando come la quantificazione delle ore dovrebbe dipendere dal progetto educativo individuale (Pedi) e non da un mero automatismo burocratico.
“Il punto centrale è questo. In Sicilia purtroppo molto spesso l’unico servizio, parliamoci chiaramente che gli studenti con disabilità ricevono è questo, nel senso che non ci sono ulteriori supporti per questi studenti, quindi nel momento in cui si si va a tagliare le ore di sostegno, si rischia davvero di creare un disastro – aggiunge Miceli – Lo studente è una persona con tante caratteristiche, tra cui anche quelle sanitarie, ma che devono essere analizzate caso per caso. Quindi la pretesa di alcune interpretazioni forvianti di ridurre lo studente a un accertamento sanitario ancora di più a un comma 3, è gravemente illegittimo e noi come sindacato Anief, come legali a supporto delle famiglie e gli insegnanti, lanciamo questo appello ai gruppi di lavoro operativo che devo rifiutare di accettare la riduzione delle ore di sostegno”.
Criticità tecniche e visite in streaming
La riforma, pur ponendosi obiettivi ambiziosi come la valorizzazione del “progetto di vita” e l’eliminazione di termini obsoleti come “handicap”, si scontra con una realtà carente di risorse. Tra i punti più controversi figurano le nuove unità di valutazione dell’Inps che, a causa della cronica carenza di specialisti, potrebbero ricorrere a visite mediche in streaming. Una modalità che solleva seri dubbi sulla possibilità di valutare correttamente patologie complesse, come quelle legate allo spettro autistico, attraverso uno schermo.
L’appello alle famiglie e alle istituzioni
“Ma come si fa a valutare lo spettro autistico attraverso una visita in streaming? Bisogna andare a prendere il decreto dell’assessorato regionale siciliano del 7 febbraio del 2007 il quale espressamente dà prevalenza ai fini dell’inserimento scolastico all’accertamento sanitario. . Quindi non è necessario effettuare la cosiddetta operazione di riallineamento con l’accertamento dell’Inps – dice Miceli – Altro punto è il ruolo del gruppo di lavoro operativo, presso le istruzione scolastiche dove sono presenti anche i genitori che si devono opporre fermamente alla quantificazione delle ore di sostegno in base esclusivamente, ecco, in base ai commi. Devono invece quantificare le ore di sostegno in base al complessivo progetto didattico, anche perché gli automatismi che sono spesso invocati da parte dell’ufficio scolastico provinciale e che discendono da alcune previsioni normative sono inapplicabili finché non venga non sarà redatto il cosiddetto profilo di funzionamento”.
Ruolo degli assistenti alla comunicazione (Asacom)
“Consideriamo perché anche in questa in questa in tutta questa riorganizzazione ci sono anche oltre gli insegnanti di sostegno ci sono anche gli Asacom che sono sicuramente delle figure che hanno un ruolo importantissimo nella crescita dei bambini e che in funzione di questi tagli verrebbero anche loro penalizzati in maniera notevole. Purtroppo la legge regionale viene interpretata nel senso che il diritto all’assistenza specialistica possa essere attribuito solo ed esclusivamente agli studenti con la certificazione di gravità – aggiunge Miceli – Cioè, pensare che uno studente che non ha la connotazione di gravità non debba per questo il supporto è un errore perché molto spesso ci sono delle grandi potenzialità, quindi diciamo attenzione, ecco, molto importante questo aspetto, cioè i gruppi di lavoro operativo e mi rivolgo anche alle famiglie devono chiedere sempre di motivare eh la richiesta di riduzione”.
Battaglia legale ultima spiaggia
La battaglia legale sembra l’ultima spiaggia, ma la sensibilità dell’opinione pubblica resta l’arma principale per evitare che la ricerca di efficienza burocratica si traduca in un danno irreparabile per il diritto allo studio dei più fragili. “Io vi dico – conclude Miceli – che l’autorità giudiziaria di fronte al taglio dà ragione sempre alla famiglia”.
La video intervista integrale






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