La transizione ecologica imposta dall’Unione Europea rischia di trasformarsi in una stangata senza precedenti per la Sicilia. L’estensione del sistema di scambio delle quote di emissione (EU ETS) ai collegamenti marittimi si preannuncia come una vera e propria scure economica sull’isola. Il rischio concreto è quello di vanificare gli enormi sforzi e gli investimenti miliardari messi in campo in questi anni per modernizzare i porti, digitalizzare la logistica e rendere l’Isola un hub strategico nel Mediterraneo. Se da un lato si investe per unire, le nuove tasse europee rischiano di isolare.
I numeri della stangata sulle rotte principali
La dimensione del danno economico emerge chiaramente da uno studio intitolato “L’EU ETS e il costo dell’insularità: gli effetti sui collegamenti marittimi tra i porti del mare di Sicilia occidentale, la terraferma e il potenziale impatto sulle isole minori”. I costi extra stimati per le sole rotte principali sono pesantissimi. Nella tratta Genova Palermo e viceversa si parla di quasi 20 milioni di euro di costi aggiuntivi, altri quasi 11 milioni di costi si scaricheranno sulla tratta Napoli Palermo e viceversa. Ma il problema si presenterà anche sul trasporto locale con un milione di euro di extracosti anche nella tratta interna alla Sicilia, quella fra Porto Empedocle e Lampedusa sulla cui rotta è appena arrivato il primo traghetto pubblico, il Costanza I di Sicilia, costruito su appalto regionale.
La tassa che aumenta il “costo dell’insularità”
Mentre si tratta per compensare e ridurre i costi dell’Insularità, questa tassa rischia di andare nella direzione opposta in base ad una ricerca che è stata commissionata dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale e realizzata dalla società Tim10, sotto la supervisione scientifica di Giovanni Satta, professore associato di Economia e gestione delle imprese presso l’Università di Genova e membro del CIELI. Il progetto è stato introdotto dal presidente dell’AdSP, Annalisa Tardino.
L’analisi dimostra che la tassa UE va ben oltre il semplice aumento dei costi per gli armatori. L’effetto finale sarà un pesante aggravio del “costo dell’insularità”, con ricadute dirette sulla continuità territoriale. Per i cittadini e le imprese siciliane, infatti, il collegamento marittimo non è un’opzione facoltativa, ma una componente strutturale e insostituibile per raggiungere la terraferma. Per i territori più periferici e per il trasporto delle merci, la nave rappresenta l’unica reale alternativa alle tariffe, spesso proibitive, del trasporto aereo.
Tariffe alle stelle e investimenti a rischio
L’inevitabile aumento dei prezzi dei biglietti e dei noli merci rischia di alterare la percezione della distanza economica della Sicilia, riducendo l’accessibilità ai mercati. Questa barriera tariffaria rischia di depotenziare gli effetti benefici degli investimenti infrastrutturali realizzati per rendere i porti siciliani più competitivi. La data chiave è il prossimo 17 luglio, giorno in cui è attesa la proposta di revisione della direttiva europea. L’obiettivo della Sicilia è ottenere correzioni urgenti che tutelino il diritto alla mobilità e non penalizzino lo sviluppo economico della regione.






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