La scorsa settimana abbiamo dato notizia della nomina di Alberto Pulizzi quale dirigente ad interim del dipartimento della Pesca mediterranea dell’assessorato dell’Agricoltura. L’incarico è stato conferito dalla giunta in vista dell’esito dell’atto di interpello indetto dal dipartimento della Funzione pubblica su mandato dello stesso governo regionale. Questo perché il dirigente generale del Dipartimento pesca, dal fine settimana è in pensione. E Giovanni Cocchiara, che ormai possiamo definire neo pensionato, è venuto a trovarci. Ospite di talk Sicilia traccia un bilancio di come l’amministrazione regionale è cambiata negli ultimi 40 anni.

 

Architetto Cocchiara, un excursus che oggi permette ad un dirigente d’esperienza di raccontarci la pubblica amministrazione regionale

“Beh, sì! L’amministrazione di oggi è radicalmente cambiata per molti aspetti in meglio perché diciamo che prima il l’approccio al lavoro era molto analogico. Si battevano le relazioni ancora a macchina. Oggi abbiamo piattaforme informatiche e anche il sistema contabile, che prima era fondato sui cosiddetti fax simili, sui prestampati, adesso può avvalersi di un sistema contabile molto complesso ma che consente agli organi di governance, di avere sotto controllo l’aspetto tecnico contabile della Regione Siciliana”

“Ma il vero tema è che rispetto a 40 anni fa in termini numerici siamo molti di meno ed il personale in servizio è, per lo più, avanti con l’età. Siamo una regione anziana, l’età media è piuttosto elevata e da qui a 2 anni i pensionamenti aumenteranno in maniera esponenziale. Il governo di questo se n’è preoccupato, tant’è che già da qualche anno è in attivazione il cosiddetto ricambio generazionale. Sono stati fatti dei concorsi, sono stati assunti molti giovani che sicuramente danno e daranno nel breve e nel medio termine un apporto fondamentale perché sono ragazzi più specializzati di come non fossimo noi. Mentre prima l’assunzione era per macroaree, oggi hai i cosiddetti profili professionali, quindi abbiamo categorie ben precise, abbiamo gli avvocati, abbiamo gli amministrativi, abbiamo i tecnici informatici: c’è una specializzazione e ognuno ha un compito molto preciso in relazione alle proprie competenze.

Un susseguirsi di incarichi

“In quanto architetto, sono nato e cresciuto professionalmente nello studio di ingegneria di mio padre. Al di là delle competenze acquisite, ricordo sempre con piacere un aneddoto di quel periodo: sebbene io abbia abbandonato quasi subito la libera professione per dedicarmi alla carriera dirigenziale nella Regione Siciliana, la mia vera formazione è avvenuta in quello studio, tra tavoli da disegno, progetti e rotoli di carta. Lì, grazie a una partecipazione sempre crescente alle attività, ho acquisito un metodo di lavoro rigoroso nell’espletamento di ogni compito che mi veniva assegnato. Questo metodo l’ho poi trasposto interamente nella mia attività successiva. Mi sono sempre definito un libero professionista al servizio dell’amministrazione: ho operato nel mio ruolo pubblico con lo stesso impegno e cura che avrei impiegato se avessi avuto un interesse personale nel far sì che le cose fossero fatte alla perfezione”.

Una carriere iniziata al Genio Civile

“La mia carriera è iniziata al Genio Civile, per poi proseguire per molti anni presso l’ex Ispettorato Tecnico dei Lavori Pubblici, un ramo fortemente specialistico dove mi sono occupato di vigilanza sull’edilizia residenziale pubblica. Successivamente, sono passato al Dipartimento dei Lavori Pubblici (oggi Infrastrutture), occupandomi di trasporto ferroviario. Infine, ho lavorato come componente e presidente della commissione che elabora il Prezzario Regionale. Si tratta di un aspetto squisitamente tecnico e di dettaglio, ma fondamentale per le gare d’appalto: il prezzario regionale, infatti, è da sempre alla base delle progettazioni preliminari ed esecutive di qualsiasi opera”.

“Uno degli incarichi più entusiasmanti della mia carriera è stato guidare la Commissione Regionale dei Lavori Pubblici, prima in qualità di segretario e successivamente come presidente. Questo organismo rappresenta in Sicilia il livello più elevato per l’espressione di pareri tecnici su grandi progetti e grandi infrastrutture; per fare un paragone, equivale a ciò che a livello statale è il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Dopo questo excursus ho completato la mia esperienza presso il Dipartimento dell’Ambiente e del Territorio. Questa tappa mi ha permesso di approfondire numerosi aspetti legati alla tutela ambientale e alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), completando una formazione che, sebbene declinata in ambito amministrativo, ha sempre poggiato su solide basi tecniche. Negli ultimi tempi ho infine lasciato l’area prettamente tecnica.

La task force per le incompiute

“Uno dei lavori più importanti ma al tempo stesso più dolorosi della mia carriera è stato coordinare la task force dell’ufficio per il censimento delle opere incompiute in Sicilia. È stata un’attività molto intensa e umanamente difficile, poiché ci ha messi davanti alla realtà che, negli ultimi cinquant’anni, ingenti risorse sono state spese solo parzialmente, senza produrre i risultati sperati per la collettività”.

“Il settore delle opere pubbliche è molto complesso. Spesso, indipendentemente da cause imputabili all’amministrazione, nascono contenziosi con le imprese aggiudicatarie, fallimenti aziendali, dispute infinite e interventi dei tribunali amministrativi e ordinari; le storie di questo tipo sono davvero tantissime. Forse la legislazione italiana, da questo punto di vista, è più complessa di quanto dovrebbe essere, ma questa è una mia valutazione personale che lascia il tempo che trova per chi ci segue.

Devo essere sincero: il lavoro di censimento che ho svolto, che mi ha visto mappare circa 450 opere incompiute in Sicilia, dalle più piccole alle più grandi, ha poi dato la possibilità al governo regionale e all’assessore alle infrastrutture di sbloccare tutti i cantieri che erano effettivamente recuperabili. Questo è avvenuto attraverso la risoluzione dei contenziosi o tramite finanziamenti integrativi per concludere i lavori. Insomma, in molti casi abbiamo raggiunto l’obiettivo. Il fine non era il censimento in sé, ma capire lo stato delle opere e cosa si potesse salvare. In alcuni casi, alcune strutture sono state addirittura demolite, riconsegnando l’area all’amministrazione comunale per la realizzazione di altri progetti.”

Come migliorare l’amministrazione regionale

“Lascio un’amministrazione che sta vivendo un profondo momento di innovazione, un cambiamento che ne aumenterà la competitività, soprattutto in termini di capacità di spesa dei fondi comunitari. Ovviamente si tratta di una fase particolare, caratterizzata dal cosiddetto ricambio generazionale e da una forte iperspecializzazione. Ci troviamo quindi nel pieno di una trasformazione radicale; l’auspicio è che, nel giro di qualche anno e con un pizzico di ottimismo, i giovani neoassunti possano integrarsi perfettamente in ruoli che diventano via via sempre più complessi e onerosi. Il mio è sicuramente un messaggio positivo, i cui frutti si vedranno concretamente nel medio termine.”

Il grande tema della spesa comunitaria

“Quella al Dipartimento della Pesca è stata l’ultima esperienza importante, preceduta da quella di capo di gabinetto presso l’Assessorato Agricoltura, Sviluppo Rurale e Pesca, che ha ulteriormente implementato le mie conoscenze. Il Dipartimento della Pesca è stato un’esperienza davvero particolare in un mondo a sé. Per la Regione Siciliana il settore ittico non è solo un comparto economico, ma rappresenta cultura, tradizione e un elemento identitario delle nostre radici. Tuttavia, in questi due anni c’è stato anche un po’ di rammarico, perché il sistema della pesca sta attraversando una forte crisi dovuta a moltissimi fattori. Il dipartimento si è impegnato al massimo per utilizzare al meglio i fondi del FEAMPA, un piano nazionale ricco di risorse economiche che offre grandi opportunità di supporto al settore. Avere le risorse finanziarie, però, non basta: servono progetti ben strutturati. Il messaggio che ho lasciato al Dipartimento della Pesca è che l’innovazione è fondamentale per continuare a sopravvivere. Dobbiamo comprendere che il sistema pesca non può più essere quello di 40 o 50 anni fa, ma deve cambiare radicalmente. Riguardo alla domanda sui fondi comunitari, al Dipartimento della Pesca li abbiamo spesi annualmente, in linea con i target che ci erano stati affidati”.

“L’Audit è un’altra esperienza molto importante e un osservatorio privilegiato, perché consente di monitorare l’attuazione della spesa del Fondo Sociale Europeo e del FESR. Anche in questo ambito le criticità non mancano, soprattutto a causa della scarsezza di risorse umane e della complessità della gestione di questi fondi, che è estremamente rigorosa e rigida. Nonostante le difficoltà che spesso si presentano, abbiamo comunque tutte le capacità e le possibilità per risolverle e andare avanti”.

Per concludere, dunque, il messaggio che mi sembra che Giovanni Cucchiara lasci all’amministrazione è Continuate a innovare?

“Sicuramente sì, bisogna consolidare questo processo di innovazione. Stia tranquillo che in un modo o in un altro continuerò, se mi viene richiesto, a fornire il mio contributo attraverso l’esperienza maturata”