Il nuovo anno è arrivato. Il 2026 è entrato un poco in sordina a dire il vero senza portare con se le grandi feste di qualche anno trascorso e le grandi speranze che ci si potrebbe aspettare. Eppure il 2026 per la Sicilia potrebbe essere, l‘anno della svolta, quella vera. Se sarà veramente così o se si chiuderà con l’ennesima occasione mancata ce lo dirà solo la storia. Tutto è nelle mani, però, non del caso, non del fato di latina memoria, ma nostra. O meglio di chi ci governa, di chi detiene la facoltà di fare le scelte, quelle che contano.
Una Sicilia tirata per la giacca
E così in una Sicilia tirata per la giacca da chi vorrebbe restasse buona e serena al suo posto senza lamentarsi, da chi non vuole che lo Statuto Autonomistico venga applicato indicandolo come un orpello e non una occasione, da chi vorrebbe commissariarla e levarle la facoltà di scelta perché tanto non sappiamo gestire la nostra autodeterminazione, si chiude un anno difficile.
Un anno difficile
Un anno difficile perché a tirare a fondo tutti noi, la nostra immagine, la nostra voglia di rinascita, è tornata la corruzione che pensavano di aver relegato a piccoli fatti locali. E’ arrivata la violenza di strada che fa temere per i nostri figli quando escono la sera. E’ tornata (ma forse non era ma andata via) la fuga da questa terra bella e maledetta. Sì è tornata perché in realtà è cambiata. Una volta andavano via i nostri padri con la valigia di cartone e pur senza competenze specifiche hanno costruito altri paesi, si sono fatti valere in tutti i cinque continenti (o forse quattro secondo la geografia o forse geologia più recente). Oggi, invece, vanno via i figli che abbiamo preparato alla vita. Vanno via i ragazzi che hanno studiato e che hanno qualcosa da dire sul futuro ma ai quali non siamo capaci di offrire spazi di crescita.
Vanno via perché sono disgustati di servizi che non funzionano, di datori di lavoro che pretendono ritmi da schiavitù e non garantiscono loro di costruirsi un futuro.
La ripresa economica
Ecco in questa terra della quale si potrebbe dire ancora tanto, all’improvviso arriva la ripresa economica. Una ripresa che è nei dati dei grandi istituti, nei conti della Regione, nella visione d’insieme dei grandi industriali, Ma una ripresa che la gente comune legge ma ancora non vede.
La sfida che fa tremare le gambe, le scelte da fare per invertire il trend
Ed eccola la sfida che fa tremare le gambe. Ed è una sfida tutta “politica”. Sì perché la politica non è quella cosa avulsa dal quotidiano che tanti percepiscono come lontana; non sono solo i giochi di potere, gli accordi elettorali, gli equilibri di coalizione, i tradimenti nell’urna del voto segreto. La politica è quella che deve fare le scelte che possono invertire questo trend.
Il fatto, il tanto da farsi
Ed ecco che nelle mani del governo della Regione arriva l’occasione. In questi anni e fino all’ultima finanziaria, di cose ne sono state fatte. Citiamo i 200 milioni per la decontribuzione per la crescita del lavoro, il tentativo di far rientrare i giovani col Sicily Working, la Super Zes unica per gli imprenditori. Sono solo le cose più facili da ricordare perché sono le ultime fatte. Perché se ne vedano i risultati serviranno mesi, forse anni.
La grande occasione
Ma è adesso che viene la “grande occasione”. La ripresa ha consentito di sistemare i conti della Regione. C’è un avanzo di 2 miliardi. Per usarli servono le parifiche dei bilanci pregressi che sono congelate davanti la Corte dei Conti. parifiche che potrebbero arrivare entro l’estate. Dopo di ché la Regione potrà usare questa enorme mole di denaro per lasciare i libri di economia, i trattati di statistica, gli studi economici e mettere sul territorio la ripartenza. Le scelte che saranno fatte per l’uso di questi due miliardi faranno la differenza.
Potremmo sprecarli nel solito teatrino degli interessi, personali, politici, elettorali e chi più ne ha più ne metta. Oppure potremmo guardare in faccia i nostri figli e fare qualcosa per loro e per la loro e la nostra terra. Azioni che forse non si vedranno all’indomani. Azioni che forse non potremo spendere nell’urna dicendo “io ti ho fatto riparare il campanile della chiesa, riparare il tetto di casa, fornito un sussidio” ma che potremo spendere nei libri di storia come la scelta che ha fatto ripartire la Sicilia, crescere l’economia e il lavoro, migliorare i servizi, farla diventare una regione Europea nel giro di un ventennio. Forse non lo vedremo ma i nostri figli sì. Sono queste le scelte che vanno fatte? Secondo noi sì.
Le pre condizioni da costruire
Mancano, comunque, almeno sei mesi al momento in cui bisognerà fare quelle scelte e bisogna prepararsi. Servono delle pre condizioni per arrivare all’estate pronti per fare quel che è giusto.
Il voto segreto
Prima cosa abolire il voto segreto. O meglio, contenerlo nella giusta misura. Il centrodestra ne parla da anni, Schifani ha detto che presenterà una proposta proprio ora a gennaio. Il Pd si oppone e promette battaglia perché lo considera un attacco alle possibilità democratiche dell’opposizione. Non nascondo di averlo pensato anche io in passato.
Ma il vero problema non è il voto segreto in se ma l’uso che se ne fa. Usarlo per bloccare tutto è uno scandalo vergognoso. Va mantenuto solo per le grandi questioni etiche, quando si votano norme che incidono sulla coscienza personale come potrebbe essere il suicidio assistito solo per fare un esempio di norma attualmente sugli scudi. Per il resto ciascuno si assuma la responsabilità del proprio voto.
Il rapporto con la Corte dei Conti
Fra i “lavori preparatori” ci metto anche i rapporti con la Corte dei Conti. Per tre volte con tre referti negli ultimi mesi i giudici contabili hanno bacchettato la Regione. Osservazioni giuste, per carità. Ma giusta davvero. Ma alcune andavano fatte 20 e più anni fa non oggi. Perché arrivano oggi? Una magistratura seria e credibile non può uscire referti ad orologeria sol perché c’è in discussione la riforma che la riguarda. E se non è così che è andata deve capire che così sembra a chi osserva dall’esterno.
La Sicilia, dunque, deve appianare i suoi rapporti con la Corte. C’è da attuare l’articolo dello Statuto che prevede il concerto nelle nomine ma non solo quello. C’è un ruolo fondamentale dei giudici contabili. Il contradditorio è alla base dei rapporti fra Regione e Corte dei Conti e deve essere attivo, propositivo, costante, costruttivo.
Le infrastrutture
Inutile negarlo il 2026 sarà anche l’anno delle infrastrutture a partire dai termovalorizzatori. La scelta è stata fatta, non è più tempo di valutazioni. Ora bisogna realizzarli. Ma bisogna dare anche impulso ai lavori su strade e autostrade. Si stanno facendo ma la Sicilia è stanca di procedere incolonnata dietro i cantieri.
La chiarezza politica
E infine la chiarezza politica. Se c’è una giunta da rimpastare la si cambi senza ulteriore indugio. Ci si sieda e si parli, si litighi, ci si scontri fino a fare delle scelte. Il Presidente del deve affrontare le sfide “che fanno tremare le gambe” deve sapere che lo sta aiutando, con chi sta lavorando. Si faccia pulizia rispetto a tutto ciò che genera dubbio, su ciò che può indurre in tentazione. Davanti ci sono due anni fondamentali di lavoro duro. Parafrasando una frase storica che tutti noi abbiamo studiato nei libri dio scuola “Qui si fa la Sicilia o si muore”.





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