“I dati relativi ai dipendenti della Regione Siciliana vanno letti in una chiave diversa, in relazione a diversi fattori e anche al confronto con le altre regioni”.

A parlare è l’assessore regionale alla Funzione Pubblica Bernadette Grasso che contesta l’assunto in base al quale la Sicilia avrebbe troppi dipendenti e poco qualificati. un dato che emerge dalla lettura delle cifre della Corte dei Conti ma si tratterebbe di letture errate perchè non tengono in considerazione le differenze di funzioni.

“In primo luogo – precisa l’assessore – come ha giustamente evidenziato il Presidente Musumeci, il nostro governo ha purtroppo ereditato una grave situazione sul fronte del personale: dipendenti con un’età media elevata e relativa carenza di profili adeguati alle esigenze di una pubblica amministrazione moderna. Una situazione che noi stessi abbiamo più volte denunciato e sulla quale il Governo Musumeci è prontamente intervenuto fin dal giorno dell’insediamento, invertendo la rotta e operando per valorizzare, formare e riorganizzare la forza lavoro della nostra regione, troppo spesso denigrata”.

Ma l’assessore Grasso va oltre “Tengo a precisare che il dato relativo ai dipendenti regionali siciliani è in media con quello nazionale: per 10.000 residenti la Regione Siciliana conta, infatti, 539,7 dipendenti pubblici, a fronte dei 535,7 che si registrano nel resto del Paese (Elaborazione su dati della Ragioneria Generale dello Stato – Conto Annuale e Istat – 2016). Ribadisco inoltre che il suddetto dato va letto ricordando che la Sicilia è una regione a statuto speciale e i suoi dipendenti pubblici gestiscono servizi che nelle regioni a statuto ordinario sono gestiti dallo Stato, con dipendenti pagati dallo Stato. Non si tratta di un elemento marginale, se pensiamo che fra i servizi per il lavoro, il settore per i beni culturali, le motorizzazioni civili e il Corpo forestale, solo per fare qualche esempio, si arriva a circa 6.000 unità”.

“Il Governo Musumeci – aggiunge – ha messo mano a una difficile situazione, avviando la riduzione delle strutture dirigenziali, lariorganizzazione e l’efficientamento dei processi, anche attraverso l’individuazione di profili emergenti che rispondano alle esigenze di una moderna amministrazione, il rinnovo del contratto, atteso da 12 anni, e un solido programma di formazione e valorizzazione di tutto il personale, anche sui temi della programmazione e gestione dei fondi comunitari”.

“In un solo anno – conclude – si è messo fine alla triste pagina del precariato storico, figlio della politica miope degli anni ’80 e ’90, ridando la giusta dignità al lavoro di tanti dipendenti. Lo stesso è accaduto in regione, dove il personale precario era soggetto da decenni a continue proroghe e con numerosi contenziosi all’attivo. L’esortazione ad una lettura dei dati corretta e completa nasce, quindi, dall’esigenza di evitare che, ancora una volta, la nostra Sicilia venga additata e dipinta tramite stereotipi riduttivi e facili generalizzazioni e che il lavoro dei nostri dipendenti venga ingiustamente mortificato. Questo non possiamo più accettarlo!”

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