Nella proposta di delibera che l’Assemblea dell’ATI discuterà prossimamente salta all’occhio l’amnesia generale che deve avere colpito chi l’ha pensata e formulata, circa gli obblighi di ATI, derivanti sia dalla sua stessa funzione di Ente regolatore, ma anche dalla Convenzione e dai molteplici giudicati, e che tuttavia non vengono mai citati.

ATI dimentica, per esempio, di non aver approvato l’aggiornamento degli atti regolatori di sua competenza, quali PEF, Piano degli interventi (fermi all’ante ARERA), e Sviluppo tariffario, atti che costituiscono le fondamenta delle concessioni in materia di servizio idrico integrato. E dimentica anche che il Ministero-MIT ha sospeso i fondi del PNRR proprio in attesa che l’Ente approvasse tali atti regolatori, ancora oggi mai assunti e che costituiscono condizione di ammissibilità al finanziamento, specificando che “la sussistenza dei requisiti di ammissibilità al finanziamento resta condizione imprescindibile ai fini del concreto impiego delle risorse erogate e da erogarsi”.


Si passa dall’amnesia all’assurdo quando si legge in questa proposta, che SIE sarebbe inadempiente perché non subentrata alle gestioni in house/aziendali come SOGIP, ACOSET, SIDRA, AMA … .

Facciamo un passo indietro: l’ATI ha inserito in convenzione che SIE per poter subentrare a tali gestioni deve prima pagare dei “valori di subentro”; ma si tratta proprio dei “valori di subentro” che ATI stessa avrebbe dovuto approvare entro aprile 2025, ma tuttora non l’ha fatto! SIE è, quindi, ancora oggi impossibilitata ad acquisire tali gestioni per esclusiva responsabilità dell’ATI!


Ciò appare ancor più paradossale se si pensa che SIE ha addirittura adito nuovamente il giudice per chiedere la nomina di un Commissario ad acta, affinché provveda ad approvare gli atti regolatori, i valori di subentro e a consegnare proprio quelle gestioni: in sostanza tutto ciò che non ha mai fatto ATI.

Dunque, prima si impedisce che SIE subentri non approvando i valori che deve pagare e poi spunta una proposta di risoluzione con cui si tenta un ulteriore salto in avanti che, qualora approvata, darebbe sempre il medesimo risultato: porre un ulteriore ostacolo ai subentri a tali gestioni, agli investimenti e all’esecuzione dei giudicati, prima che il giudice chiamato possa intervenire.

E perché SIE, dopo 14 sentenze favorevoli passate in giudicato, ha dovuto rivolgersi al giudice, ancora una volta, per chiedere la nomina di un Commissario?


Perché SIE ha sempre avuto la volontà (oltre che il diritto) di investire sul territorio, di progettare e realizzare gli interventi strutturali necessari e che solo dopo l’approvazione degli atti regolatori, del Programma degli Interventi e del correlato PEF potrà davvero svolgere la sua funzione di gestore unico, realizzando gli interventi connessi. Tra questi rientrano il Progetto conoscenza nonché in genere le attività di progettazione, che nonostante tutto SIE sta portando avanti con proprie risorse.

Certo, è di impatto, poi, far passare il concetto che SIE non vuole prendere i depuratori. Si omette però di dire che SIE ne gestisce già nove; e che per gli altri, l’ATI stessa ha previsto un percorso di “regolarizzazione”, che oggi cerca di disconoscere perché per portarlo a termine non servono solo i progetti ma la loro approvazione tecnico-amministrativa e quindi l’individuazione della copertura economica (come per ogni opera pubblica), che può essere assicurata o dagli atti regolatori, oggi assenti, o da finanziamenti pubblici.


In questo contesto, si dimentica: che lo stato delle infrastrutture consegnate a SIE ha richiesto nell’ultimo anno e mezzo più di 3.720 interventi manutentivi; che la società ha già costruito un pozzo e sta programmando l’avvio dei lavori per costruirne altri quattro e che ha installato più di 50 sistemi di telecontrollo nei serbatoi e nei pozzi.

Infine, in un Ente pubblico, quale ATI – in cui peraltro dovrebbe esistere la divisione tra potere di indirizzo politico e quello gestionale del Direttore (che però non esiste) – è possibile che vengano elevati addirittura a causa di scioglimento del contratto presunti dissensi/confronti tra soci di una società che è a sua volta socia di SIE? Basta una semplice nota di lamentela di tale società ACOSET mandata il venerdì affinché il Presidente dell’ATI convochi il lunedì successivo un consiglio direttivo urgente con una proposta di delibera che trasforma le parole di ACOSET in grave inadempimento della SIE?

Forse, non è solo questione di amnesia. Ma resti chiaro che SIE ha partecipato alla gara e ha lottato in tutti questi anni proprio perché vuole acquisire tutte le gestioni, vuole effettuare gli investimenti e realizzare le opere e vuole garantire e tutelare l’utenza migliorando tutti i servizi, e non si fermerà.

Allo stesso modo, SIE resta disponibile a collaborare e a confrontarsi in buona fede con tutte le Istituzioni coinvolte per una soluzione che punti al bene dell’utenza, ma non certo a “cambiare tutto per non cambiare niente”.

Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.