Detenzione domiciliare, sia pure “provvisoria”, per Silvana Saguto. L’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo ha lasciato il carcere di Rebibbia, dove era reclusa.

La decisione è stata adottata dopo che il suo legale, Ninni Reina, vedendosi respingere dal tribunale di Sorveglianza di Roma la concessione degli arresti in casa per scontare la pena, si è rivolto alla Cassazione. I giudici della Suprema Corte hanno annullato con rinvio la decisione dei magistrati della Capitale e disposto una nuova udienza che dovrebbe essere fissata dal tribunale di sorveglianza di Palermo. Nell’attesa l’ex giudice, radiata dalla magistratura, starà a casa, per via delle sue condizioni di salute, ritenute incompatibili col carcere e a causa dell’età avanzata, dato che ha superato i 70 anni.

L’arresto risale al 20 ottobre del 2023, quando l’ex magistrato fu prelevata dalla guardia di finanza nella clinica Villa Margherita di Palermo, in cui era ricoverata da tre settimane. Era stata condannata in via definitiva, due giorni prima, a sette anni e dieci mesi per una parte dei reati che le erano stati contestati. La Cassazione aveva poi rimandato gli atti alla Corte d’Appello di Caltanissetta, per la rideterminazione delle pene inflitte all’ex magistrato e ad altri cinque imputati, fra cui il marito, Lorenzo Caramma. Nell’attesa erano andati tutti in carcere, compreso l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, uno degli amministratori che la gestione Saguto dei beni confiscati e sequestrati avrebbe agevolato: anche lui (condannato a 6 anni e 10 mesi) fruisce da mesi di un permesso di lavoro che gli consente di stare fuori dal carcere, a Milano, perlomeno di giorno.

Il processo aveva riguardato complessivamente 12 imputati, che avrebbero gestito, secondo la Procura e i giudici di Caltanissetta, in maniera clientelare, i beni sequestrati e confiscati alla mafia, mettendo in piedi un vero e proprio sistema, tra amici e parenti, il cosiddetto “cerchio magico”. Al suo fianco anche alcuni «fedelissimi», tra commercialisti, professori universitari, amministratori giudiziari, uomini in divisa e alcuni familiari. In cambio avrebbe ricevuto favori, assunzioni, regali e soldi in contanti. Il suo legale, subito dopo l’arresto dell’ex giudice, aveva cercato di ottenere il differimento della pena o la detenzione domiciliare. C’è riuscito solo adesso.

Per quel che riguarda Cappellano Seminara, la Cassazione aveva parzialmente accolto un ricorso, presentato dagli avvocati Valerio Spigarelli e Gabriele Vancheri, disponendo l’annullamento senza rinvio della sola condanna al pagamento della sanzione civile della riparazione pecuniaria di 98.906 euro al ministero della Giustizia: la legge che ha introdotto questa sanzione è entrata in vigore nel 2019, mentre i fatti contestati risalivano al 2015. Confermata la confisca dei beni per un valore di 467 mila euro. Sono stati invece dichiarati inammissibili i ricorsi del commercialista Roberto Nicola Santangelo e dal dirigente della Dia Rosolino Nasca.