No ai concorsi riservati a medici che si dichiarino “non obiettori di coscienza”. La Regione siciliana non potrà bandire concorsi riservati a medici che  possano praticare l’interruzione volontaria di gravidanza così come era stato disposto con una norma regionale di iniziativa parlamentare approvata dall’Ars a giugno dello scorso anno.

Norma incostituzionale per la Consulta

Come appariva chiaro a tutti, tranne ai suoi sostenitori, la norma è palesemente incostituzionale proprio perché punta un concorso che seleziona non per titoli ma in funzione di un principio morale garantito dall’ordinamento italiano.

Il governo italiano aveva impugnato la norma su questi presupposti sollevando conflitto  davanti alla suprema Corte che ieri ha sciolto il nodo dichiarando la norma regionale illegittima. Nel dispositivo della sentenza numero 42 del 2026 depositato ieri la Corte Costituzionale dichiara almeno tre mortivi di illegittimità ed in un caso indica anche la strada ordinaria per risolvere il problema di carenza di personale sanitario che pratichi l’interruzione di gravidanza.

I motivi della decisione della Corte Costituzionale

In primo luogo la Corte dichiara incomprimibile il presupposto della libertà di scelta etica del medico che può dichiarare, senza conseguenza, la sua decisione  di divenire “obiettore di coscienza” in qualsiasi momento della sua carriera. In buona sostanza, anche se assunto come “non obiettore” il sanitario può dichiararsi obiettore il giorno dopo aver preso servizio e questo non può comportare decadenza dall’incarico ne alcun altro provvedimento perché il diritto alla scelta etica è garantito dalla Costituzione. E questo vanifica l’obiettivo stesso della legge.

In secondo luogo, a monte, non è ammessa la selezione delle persone da assumere su base di principi etici o morali. Questo è discriminatorio e viola i principi di equità e parità fra i cittadini pur se il fine possa essere apprezzabile.

Infine esistono già strumenti adottati in via ordinaria dalla stessa legge che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza per risolvere i problemi di carenza di personale specificamente utilizzabile.

La soluzione già esistente

La soluzione, insomma, c’è già senza violare i principi costituzionali. La legge prevede che , in casi del genere, la Regione possa intrattenere specifiche convenzioni con strutture esterne o instaurare rapporti di lavoro parasubordinati con professionisti esterni al servizio sanitario allo scopo di garantire tali servizi anche in forma ambulatoriale

Per tutti questui motivi l’articolo 2 comma 3 della legge regionale 23 del 5 giugno 2025 non potrà entrare in vigore e i concorsi dedicati non potranno svolgersi