Sugli attrezzi utilizzati per le torture nella villetta degli orrori ad Altavilla Milicia sono state trovate anche le tracce di Sabrina Fina e di Massimo Carandente. E’ la conferma, circostanza mai contestata, che la coppia si trovava nella villetta durante la settimana di febbraio del 2024 in cui morirono Antonella Salamone e i figli Kevin e Emmanuel di 16 e 5 anni.

E’ stato il giorno dei carabinieri del Ris di Messina nel corso dell’udienza nel processo che vede imputati Giovanni Barreca, Massimo Carandente e Sabrina Fina accusati di omicidio volontario. Tracce e impronte sono state trovate sull’attizzatoio, sul phon, non solo dei due santoni, ma anche di Antonella Salamone e del figlio Kevin. Un’udienza molto lunga dove sono stati presentati tutti i risultati delle analisi eseguite sulla villetta sia all’interno che all’esterno dove sono state trovate parti del corpo carbonizzate della donna uccisa e poi data alle fiamme.

Nel corso dell’udienza è stato sentito anche il cognato di Barreca, Calogero Salamone, che avrebbe raccontato di un rapporto burrascoso tra i due coniugi ma che mai si sarebbe concluso in quel terribile modo. “Il cognato – ha detto l’avvocato Giancarlo Barracato che difende Barreca – che lui non aveva notizie di episodi di violenza da parte di Barreca nei confronti della moglie e se il marito fosse rimasto da solo non avrebbe mai compiuto quei delitti.

Nel corso dell’udienza è emerso che la prima a contattare Carandente e Fina è stata la stessa Antonella Salamone”. Nel corso dell’udienza il cognato ha sottolineato un aspetto importante sin da quanto il muratore viveva ad Erba in provincia di Como. “Ha riferito che Giovanni Barreca era vicino alla chiesa evangelica già da quando viveva in provincia di Como – dice l’avvocato Maria Tavoletta che difende Massimo Carandente – e che voleva creare una chiesa evangelica anche ad Altavilla per diventare lui il pastore”.