La Cisl ricorda oggi la tragica scomparsa di Giovanni Falcone, il 23 maggio 1992. Falcone avrebbe preceduto di quasi due mesi l’amico e collega di una vita, Paolo Borsellino. La Cisl li ricorda entrambi, in occasione dell’anniversario della strage di Capaci. Li celebra con la partecipazione alle manifestazioni in memoria, a Palermo, del segretario della Cisl siciliana Mimmo Milazzo e del segretario confederale nazionale, Maurizio Bernava.

Per Milazzo, 24 anni dopo le stragi di mafia, “la guerra non è finita, la minaccia dei clan ora è più sotterranea ma non meno preoccupante. Per questo vanno tagliare le radici della piovra, va prosciugato il suo humus sociale e culturale. E va evitato il rischio della retorica”. “Il miglior modo per tenere viva la memoria e combattere i clan – sostiene – oltre al necessario lavoro delle forze dell’ordine, è mettere in cantiere un piano regionale per l’occupazione e iniziative per la crescita, la legalità e contro la povertà. Nel segno della #AntimafiaDelloSviluppo. È su questo terreno – ripete Milazzo – che aspettiamo il governo della Regione”.

Sul tragico assassinio di Falcone, della moglie Francesca Morbillo e degli uomini della scorta, Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro, è intervenuta la leader nazionale di via Po, Annamaria Furlan. Per la segretaria generale Cisl, non c’è sviluppo e progresso civile, senza legalita. “Capaci fu una pagina davvero terribile della nostra storia. Ricorderò sempre quelle immagini dell’autostrada che dall’aeroporto di Punta Raisi conduce a Palermo, sventrata dal tritolo. Uno scenario di guerra che avremmo rivisto dopo qualche settimana”. “Palermo era una città smarrita, disorientata, impaurita, colpita al cuore”, aggiunge Furlan. Eppure, la Sicilia e l’Italia intera seppero reagire con grande determinazione alla sfida lanciata alle istituzioni.

“Ci fu una straordinaria mobilitazione unitaria – ricorda la leader – anche del sindacato che anche in quell’occasione fu il ‘collante sociale’ della risposta forte del Paese all’attacco della criminalità organizzata”. L’Italia parte civile, la parola d’ordine che allora lanciarono assieme Cgil, Cisl e Uil. Ora, a distanza di 24 anni, la battaglia contro la mafia non è ancora vinta. “Ecco perché non dobbiamo abbassare la guardia nei confronti della criminalità organizzata e dei suoi tentacoli che vanno debellati con il contributo di tutti: istituzioni, imprese, sindacati, società civile”.

Per Bernava, 24 anni dopo le stragi, vive ancora lo “spirito di rottura della società civile” nel segno della cultura della legalità che deve sempre andare di pari passo con quella della solidarietà. Questo spirito di rivolta, è fondamentale. Tanto più oggi che, forse, scorre meno sangue di allora ma “non per questo la mafia, anzi le mafie, sono meno forti. In Sicilia come altrove. Semmai è vero il contrario”. “Grazie alle ingenti risorse che arrivano dai traffici illeciti – continua Bernava – le mafie sono capaci di controllare in profondità pezzi di economia e di corrompere imprese e funzionari”. È una minaccia per fronteggiare la quale sono necessari un Paese unito e il contributo forte della società civile.