Violenza giovanile in crescita esponenziale, ma anche suicidi cresciuti a dismisura e perfino episodi di autolesionismo, soprattutto nelle ragazze, in età dello sviluppo. E tutto sarebbe conseguenza dell’uso smodato di smartphone collegati al sistema social. La crescita esponenziale è iniziata nel 2012 e da ì sembra destinata a non fermarsi più ed è alla base anche del fenomeno degli Hikikimori, ragazzi che si isolano dal mondo e che in Italia sono arrivati a 200mila quasi raddoppiando negli ultimi anni.
Una legge per la prevenzione
A fronte di ciò l’idea di uno stop all’uso dei cellulari al di sotto di una certa età. Lo prevede una legge voto regionale approvata dal Parlamento siciliano che, però, non può entrare in vigore perché la materia è di competenza statale. Una legge che la Sicilia ha approvato ed ha inviato a Roma che adesso potrebbe sposarla e farla diventare una norma nazionale.
E’ solo uno dei provvedimenti che hanno visto la luce grazie alle proposte di Carlo Gilistro, un deputato regionale eletto nella file dei 5 stelle ma che non lavora nel solco dell’opposizione ma nel solco della costruzione di un percorso politico di collaborazione che guardi al bene delle future generazioni.
Gilistro è stato ospite degli studi di BlogSicilia per una punta di Talk Sicilia nella quale ha snocciolato dati impressionanti sulla violenza giovanile e sulle cause di questa violenza, sulla crescita del fenomeno degli Hikikomori, ragazzi che si chiudono in camera rifiutando il contatto sociale e su tanto altro. Una serie di eventi preoccupanti ma che avrebbero un’origine comune e che possono essere individuato sul nascere grazie ad alcuni segnali premonitori
La legge regionale proposta allo Stato
“La legge sulla regolamentazione, io la chiamo così, prevede il divieto fino a una certa età e la regolamentazione dell’uso dei cellulari, degli smartphone in età giovanile, nei bambini e soprattutto anche nei ragazzi della seconda infanzia
È un disegno di legge che è stato approvato unanimamente dal Parlamento siciliano. È una legge di grande civiltà dalla cui approvazione sono passati già due anni ma che ancora resta nei cassetti del Parlamento nazionale perché serve un intervento Romano per farla diventare legge dello Stato. Noi in Sicilia, lo dico con grande orgoglio, siamo stati forse i primi a livello mondiale, insieme alla nuova Zelanda, a emanare una legge di questo di questo tipo”.
La palla passa allo Stato
“Ora manca per lo Stato, ma so che, dopo quello che è accaduto ultimamente per fatti di cronaca importanti, è nato un movimento bipartisan per riaccendere l’attenzione su questo tema. Credo che siamo ormai alla all’imminenza di un intervento dal punto di vista legislativo che finalmente darà una risposta.
Ma un divieto servirà davvero a qualcosa?
“Questo dipende da quando noi sensibilizziamo. In passato ci sono state esperienze come le cinture o il casco. Col tempo è entrato nella coscienza collettiva il fatto che fosse giusto usarli. Se spieghiamo ai genitori i danni e parallelamente lasciamo crescere un concetto sociale che c’è un divieto forse eviteremo fenomeni come quelli che vedo nella mia attività professionale quotidiana di pediatra, ovvero quello che io chiamo il fenomeno degli smartphone sitter”.
“In un momento in cui il bambino è nella fase evolutiva esso ha la necessità di relazione oculare e comportamentale con gli altri, soprattutto con i genitori”
Il fenomeno degli Hikikomori
“Quello degli Hikikomori è un fenomeno legato ai dispositivi di questo genere. Gli Hikikomori sono ragazzi che si isolano dal mondo fino a non uscire più dalla propria camera. Fino a 4 anni fa erano 100-120.000. Sono praticamente raddoppiati nell’arco di questi 4 anni anni”
I tre segnali da non ignorare per prevenire in tempo il fenomeno
“Il primo segnale importante è che questi ragazzi chiamano o fanno chiamare i genitori per farsi venire a prendere a scuola sempre più frequentemente. Se questo avviene con frequenza crescente c’è un secondo segnale da considerare ovvero se questo ragazzo ha smesso di fare sport. Il terzo segnale arriva in fase più avanzata e il ragazzino comincia ad evitare i suo coetanei, a sfuggire dalle feste, ad evitare gli incontri con io compagni”.
“Se questi segnali si realizzano bisogna subito riferire al pediatra che deve allertare gli esperti ma serve anche una grande alleanza – e adesso parlo alla politica con la P maiuscola, ai legislatori, fra tutte le istituzioni: Scuola (quindi Ufficio scolastico ed assessorato all’Istruzione), Sanità, servizi per la famiglia, devono stringersi in una catena di interventi attraverso un protocollo d’intesa che individui cosa fare e farlo rapidamente”
La violenza giovanile e i dati di suicidio ed autolesionismo che fanno terrore
“Tutto questo è legato anche alla violenza giovanile in crescita che comincia, però, dagli atti verso loro stessi. Abbiamo dati che fanno terrore. I suicidi sono diventati la seconda causa di morte (la prima sono gli incidenti stradali ma a volte anche quelli sono suicidi sotto forma di sprezzo del pericolo). Dal 2012 (data della prima diffusione capillare dei dispositivi perennemente collegati ai social) al 2026 sono diventati quattro volte di più, con un incremento del 400%.
“Poi c’è un altro fenomeno, quello dell’autolesionismo. Sono soprattutto le ragazze che si tagliano, si si fanno del male. Questi soggetti sono passati da circa 20 accessi l’anno al pronto soccorso del Bambin Gesù, nel 2012 a circa 400 nel 2026. Un incremento de 2000%”
“Infine sono aumentati in maniera esponenziale anche gli accessi nei pronti soccorsi per disturbi deliranti violenti. Sono i ragazzi che distruggono tutto quello che incontrano, che sfasciano i Pronto Soccorso. Anche questi in 12 anni sono aumentati del 400%. Significa che se c’era un accesso per problemi comportamentali in un Pronto soccorso di un ragazzino, uno ogni settimana, siamo adesso passati a 4-5 al giorno”.
Disturbi comportamentali e violenza giovanile
“Il legame fra questi disturbi comportamentali e la violenza di strada è un fatto così come è un fatto che siano conseguenza dell’uso smodato di questi apparecchi. Si tratta di una vera e propria dipendenza uguale , in tutto e per tutto, a quella da sostanze stupefacenti, anzi ancora più pericolosa perché crea dipendenza ed astinenza molto più velocemente”.
“Il problema è legato al sistema limbico, il sistema ipotalamico, il sistema del cervello della dopamina. Attivandolo il cellulare crea dipendenza dipendenza nei primissimi passaggi, alle primissime esposizioni. E’ come un oggetto che crea un rilassamento innaturale come qualunque tipo di sostanza, per cui il ragazzo o il bambino già a un anno o a 2 anni, comincia ad avere questa sensazione. Se gli togli il cellulare è come se gli togliessi una sostanza: va in crisi di astinenza, va in crisi di aggressività”
“Ci sono filmati di ragazzini, di bambini da un anno, o addirittura 8 mesi o 9 mesi a cui, una volta tolto il cellulare, mostra immediati segnali di crisi di astinenza. Mostrano quasi una crisi epilettica. Ci sono bambini di 6, 7 oppure 8 anni che ammazzerebbero quasi il genitore infatti quando cominciamo a contenere queste problematiche lavorando con la famiglia diciamo sempre di non toglierlo in maniera repentina. Come per tutte le sostanze che creano di dipendenza bisogna avere una decelerazione dell’utilizzo lenta”.
Il fenomeno del Phubbing
Infine c’è il phubbing ovvero il fenomeno che porta a non alzare lo sguardo dal cellulare neanche quando si parla con i familiari, con gli amici, con i conoscenti. Un fenomeno che nel bambino che cerca lo sguardo materno magari mentre la mamma lo sta allattando, crea un senso automatico di rifiuto. Il bambino si sente istintivamente ignorato, si sente svalutato, si sente frustrato dalla disattenzione della famiglia e non sviluppa legame affettivo. Questo crea una sprogrammazione che poi il bambino, che diventerà ragazzo, lo porterà verso una adolescenza complessa. È probabilmente propria questa è l’origine di molti di questi problemi”.
La video intervista integrale






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