Il giorno della verità per i sindaci uscenti dei comuni fra 5 e 15mila abitanti che vogliono ricandidarsi a tutti i costi dopo la fine del loro secondo mandato. Dieci anni da primo cittadino non sono bastati per alcuni. Sono una decina e non intendono farsi da parte  in forza di un a norma nazionale che lo consente ai loro omologhi di tutto il paese ma che in Sicilia non è mai stata recepita. Oggi l’Ars ,dopo il no alla legge regionale di Riforma degli enti Locali che prevedeva proprio il terzo mandato per i sindaci dei comuni fra 5 e 15mila abitanti, e dopo la sentenza della Corte Costituzionale che, pur non pronunciandosi su fatti siciliani, ha messo le basi per sostenere che non è illegittimo impedire l’applicazione di una legge nazionale in forza dell’Autonomia Speciale, ci riprova.

Un disegno di legge di recepimento secco

E’ stato il Presidente dell’Ars Gaetano Galvagno a convocare, una decina di giorni fa, una conferenza dei capigruppo urgente e portare la proposta di un disegno di legge di recepimento secco della norma nazionale anche alla luce della minaccia dei sindaci uscenti di candidarsi comunque e poi portare nei tribunali l’eventuale rifiuto alla loro candidatura.

Alla fine l’accordo nella maggioranza è stato trovato per un disegno di legge secco in due articoli che rende applicabile nell’isola le disposizioni nazionali. La proposta è stata elaborata dalla Commissione Affari Istituzionali. C’è stato tempo fino a venerdì scorso per gli emendamenti e oggi la norma venga incardinata a sala d’Ercole.

I tempi tecnici

Su una simile norma i tempi tecnici ci sono visto che, una volta approvata, una legge in due articoli può andare velocemente in Gazzetta e non teme impugnative trattandosi di una applicazione di legge nazionale vigente quindi può essere applicata già in primavera. Il termine è quello del 25 marzo. Oggi è chiaro visto che le elezioni sono state indette per il 24 maggio e la convocazione dei comizi deve avvenire entro quella data. Ma il percorso politico non sarà altrettanto semplice

Il No dei 5 stelle che promettono battaglia

“Assurdo, l’aula ha bocciato la norma meno di un mese fa. È fuori dal mondo rimetterla in discussione solo perché sei, sette sindaci stanno tirando la giacchetta al governo e alla maggioranza per ricandidarsi e la questione della sentenza della Consulta per una questione legata alla Valle d’Aosta non può e non deve essere il grimaldello per stravolgere la chiara volontà espressa dal Parlamento” ha detto da subito il capogruppo del M5S all’Ars Antonio De Luca.

Di fatto il Movimento 5 stelle ha già annunciato che richie3derà il voto segreto per far saltare il terzo mandato ancora una volta