No a quota 100 per i dipendenti della Regione Siciliana. I dipendenti pubblici potranno andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi in tutta Italia ma non in Sicilia. E no anche all’allargamento della platea delle stabilizzazioni dei precari negli enti locali siciliani.

Il Consiglio dei Ministri, in un blitz notturno fra giovedì e venerdì, ha impugnato l’articolo 7 del primo collegato alla finanziaria approvato in agosto dall’Ars.

Una impugnativa singolare almeno per quanto riguarda quota 100. Mentre, infatti, il provvedimento è in vigore in tutta Italia per effetto della norma approvata dal precedente governo nel quale c’erano i grillini alleati dei leghisti, non potrà essere applicato ai dipendenti della Regione siciliana.

Ma da fonti Pd romane si precisa che l’impugnativa non riguarda quota 100 in se stessa. Roma contesta a Palermo condizioni di maggior favore riservate ai dipendenti della Regione per andare in pensione con 62 anni di età. La Regione, insomma, non prevede penalizzazioni rispetto al sistema pensionistico applicato ai regionali. Ma il personale è materia di pertinenza esclusiva secondo la Statuto autonomistico siciliano e dunque la Sicilia resisterà davanti alla Corte Costituzionale a questo provvedimento anche perché sui risparmi che si conta di conseguire dai pensionamenti con quota 100 fra il 2019 e il 2020 si prevede di coprire parte del maggior disavanzo da 400 milioni di euro scoperto questa estate e lo stop farebbe saltare di nuovo i conti.

La Regione resisterà anche sugli altri due provvedimenti impugnati ovvero il mancato avvio delle gare per il trasporto pubblico locale che è stato posticipato al 2021 e le norme sui precari.

Sul Tpl la Sicilia è in grado di dimostrare che la proroga dell’affidamento permette di risparmiare 50/60 milioni di euro ma c’è molto di più. “Attraverso il costante confronto con le associazioni di categoria ANAV e ASSTRA, ma anche con l’ANCI – dice l’assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti Marco Falcone – abbiamo già definito i quattro bacini di intervento (Pa-Tp, Ag-Cl-En, Me, Rg-Sr-Ct) e fissato i livelli dei servizi essenziali. Entro novembre 2019 emaneremo la pre-informativa europea per la nuova gara di appalto che dovrà rimanere pubblicata un anno. Dunque nel novembre 2020 pubblicheremo il nuovo bando di gara. I tempi per l‘espletamento dovranno prolungarsi per circa sei mesi, per cui riteniamo che, fra fine 2021 e inizio 2022, potremmo varare il Tpl affidato alle nuove aziende vincitrici della gara”.

“Altro che contesto senza regole – tira le somme l’assessore – abbiamo scelto la proroga sulla base di tempi e procedure prestabilite, usando la ragionevolezza che impone la gestione della cosa pubblica. Per la prima volta, inoltre, il Governo Musumeci ha imposto la verifica ineludibile sui chilometri effettivamente compiuti e sul rendiconto delle spese aziendali”.

Sull’allargamento della platea dei precari degli enti locali in stabilizzazione, invece, le possibilità di successo sono minori. Anche i sindacati su questo tema si discosta dalla Regione “Con le solite norme estive, il Parlamento siciliano ha introdotto nel collegato alla legge di stabilità regionale per l’anno 2019 ‘disposizioni legislative in materia di Autonomie locali’ con il risultato che, nel tentativo di estendere le procedure di stabilizzazione a nuovi destinatari, ha invece fatto scattare l’impugnativa da parte del Consiglio dei Ministri” affermano Gaetano Agliozzo e Massimo Raso della Fp Cgil, Paolo Montera e Mario Basile della Cisl Fp, Enzo Tango e Luca Crimi della Uil Fpl.

“Adesso – concludono i sindacalisti – chiediamo che la Regione torni a dialogare con il Governo centrale, per fare chiarezza sugli effetti  che produce tale impugnativa e per individuare percorsi e relative soluzioni”.