Trenta colpi d’arma da fuoco sono stati esplosi contro il Bar Cheri allo Zen a Palermo. Sono state danneggiate le vetrate del bar oggetto nei giorni scorsi di altre intimidazioni. Le indagini sono condotte dalla polizia.
Pare che siano stati esplosi colpi di kalashnikov contro l’esercizio commerciale.
Sono intervenuti gli agenti della scientifica per eseguire i rilievi. Questo della scorsa notte è il terzo attentato contro l’esercizio commerciale.
Secondo una prima ricostruzione un uomo si sarebbe piazzato davanti al bar e avrebbe esploso il caricatore del mitra contro il bar.
L’incendio al Bar Cherì
Nuova intimidazione al bar Cherì allo Zen a Palermo. Alcuni giovani hanno dato fuoco ai condizionatori esterni dell’esercizio commerciale. I danni sono stati limitati all’esterno.
Sono intervenuti i vigili del fuoco e gli agenti di polizia. Sono state acquisite le immagini dei sistemi di videosorveglianza. Nei giorni scorsi davanti al bar erano state trovate bottiglie di benzina e la richiesta di 5 mila euro e un petardo aveva danneggiato la parte esterna dell’esercizio.
L’intimidazione e la richiesta di 5 mila euro
Una nuova pesante intimidazione scuote la periferia di Palermo, confermando una preoccupante escalation di atti criminali legati al racket delle estorsioni nella zona occidentale della città. Questa volta nel mirino è finito il bar Cherì, situato in via Ignazio Mormino, nel cuore del quartiere Zen. I malviventi hanno preso d’assalto l’attività commerciale provocando diversi danni alla struttura, e la solita scritta 5 mila euro.
Accanto alle vetrate danneggiate, gli autori del gesto hanno lasciato una bottiglietta piene di benzina e una scritta dal significato inequivocabile: “5.000 euro”. Una richiesta di pizzo esplicita, urlata a chiare lettere, che non lascia spazio a dubbi sulla matrice dell’attentato. Sul posto sono intervenuti tempestivamente gli agenti della polizia di Stato, che hanno transennato l’area ed eseguito i primi rilievi scientifici per individuare tracce biologiche o impronte digitali utili a dare un volto ai responsabili.
Un’escalation di terrore tra la città e la provincia
L’episodio dello Zen non è purtroppo un caso isolato, ma si inserisce in un quadro criminale ben più ampio e allarmante. Nel corso degli ultimi mesi, infatti, una vera e propria scia di intimidazioni ha investito l’intera fascia che va dai quartieri palermitani di San Lorenzo e Tommaso Natale fino ai comuni della provincia, colpendo duramente anche le località di Isola delle Femmine, Capaci e Carini. Commercianti e imprenditori si trovano a fare i conti con una pressione asfissiante da parte delle cosche locali, tornate a chiedere il denaro in modo violento e sistematico.
Il caso Sicily by Car e la scorta a Dragotto
Soltanto la scorsa settimana, l’escalation ha toccato uno dei suoi punti più alti con il gravissimo raid contro il deposito della Sicily by Car. In quell’occasione, un incendio doloso di vaste proporzioni ha completamente distrutto undici veicoli aziendali. Si è trattato del terzo attentato subìto in appena tre mesi dall’imprenditore Tommaso Dragotto. Una situazione di imminente pericolo che ha spinto le autorità e il comitato per l’ordine e la sicurezza a disporre d’urgenza la misura della scorta a tutela del fondatore della nota compagnia di autonoleggio.
La risposta dello Stato e gli arresti recenti
Mentre la polizia indaga sui danni al bar Cherì per capire se l’azione sia collegata alla medesima regia criminale, la magistratura continua a colpire i clan. Sempre la scorsa settimana, un’importante operazione delle forze dell’ordine ha portato all’arresto di otto persone. Gli indagati sono accusati di essere gli esecutori materiali di diverse intimidazioni che avevano seminato il panico nei mesi precedenti nella stessa porzione di territorio. La cattura dei presunti esattori dimostra l’attenzione massima degli inquirenti, anche se l’attacco di via Mormino conferma che la partita contro il racket è tutt’altro che chiusa.






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