Si avvicina l’anniversario della strage di via D’Amelio e ieri, venerdì 3 luglio, i ragazzi del movimento giovanile di Fratelli d’Italia, si sono riuniti davanti al murales dedicato a Paolo Borsellino, nei pressi di via D’Amelio, per presentare alla stampa il documento politico “La pista nera è depistaggio rosso”.
La spiegazione dell’iniziativa
L’iniziativa nasce dalla volontà di spiegare pubblicamente le ragioni di una presa di posizione netta contro quella che Gioventù Nazionale definisce una costruzione ideologica, priva di riscontri concreti, finalizzata a riscrivere la storia delle stragi mafiose del 1992 e a infangare la destra siciliana.
Al centro del documento c’è la contestazione della cosiddetta “pista nera”: la tesi secondo cui ambienti dell’estrema destra avrebbero avuto un ruolo di ispirazione, collegamento o supporto nella stagione stragista di Cosa Nostra. Una ricostruzione che, secondo Gioventù Nazionale, tenta di collegare in modo artificioso la strategia della tensione degli anni Settanta con le stragi di Capaci e via D’Amelio, costruendo un presunto scenario e complotto “fascio-mafioso” mai dimostrato.
Una impostazione “arcaica”
Il documento sottolinea come tale impianto si fondi su vecchie dichiarazioni, verbali decontestualizzati e colloqui investigativi privi di riscontri oggettivi, fino ad arrivare a coinvolgere figure della destra istituzionale siciliana come l’ex parlamentare del MSI Guido Lo Porto. Altrettanto grave, per Gioventù Nazionale, è il tentativo di sostenere che Paolo Borsellino sarebbe stato ucciso perché avrebbe scoperto questa presunta convergenza tra neofascisti e mafiosi.
Una tesi che viene respinta alla radice. Nel documento si richiama infatti quanto emerso nella Commissione Parlamentare Antimafia guidata da Chiara Colosimo, dove il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, esaminando le carte trasmesse da Palermo, ha definito quella pista “zero tagliato”. Lo stesso procuratore ha inoltre chiarito che, allo stato, non vi sono elementi ostensibili per indicare la “pista nera” come causale delle stragi, mentre il filone mafia-appalti rappresenta una sicura concausa della strage di via D’Amelio e, in misura minore, di Capaci.
La pista nera solo un teorema politico non una pista giudiziaria
Per Gioventù Nazionale, dunque, la presunta “pista nera” non è una pista giudiziaria, ma un teorema politico, un vero e proprio “depistaggio rosso”: un tentativo di sostituire la ricerca della verità con una narrazione utile a colpire la storia del centrodestra italiano ed in particolare una comunità politica, quella della destra proveniente dal MSI, che in Sicilia, negli anni, ha espresso militanti, amministratori e uomini delle istituzioni impegnati senza ambiguità contro Cosa Nostra.
“Abbiamo scelto un luogo simbolico, a pochi passi da via D’Amelio, perché non accettiamo che il nome di Paolo Borsellino venga piegato a operazioni di propaganda politica» dichiara Aldo Gulotta, coordinatore regionale Sicilia occidentale di Gioventù Nazionale. «La cosiddetta pista nera viene presentata come una rivelazione, ma in realtà si regge su suggestioni, forzature e vecchie dichiarazioni prive di riscontro. Non esiste alcuna prova seria che colleghi la destra siciliana alle stragi mafiose del 1992”.
“Noi non permetteremo che questo accada”, prosegue Gulotta. “La destra siciliana non ha nulla da farsi perdonare sul terreno della lotta alla mafia. La nostra comunità ha sempre considerato Paolo Borsellino un esempio di coraggio, giustizia e amore per la Patria. Per questo respingiamo con forza ogni operazione di fango e chiediamo che si torni a parlare dei fatti: delle carte, delle omissioni, delle piste concrete e delle responsabilità che per troppo tempo sono rimaste nell’ombra”.
Il documento
Il documento dedica particolare attenzione al filone mafia-appalti, ritenuto da Gioventù Nazionale una pista reale, documentata e troppo a lungo accantonata. Un’indagine che affonda le proprie radici nel lavoro di Falcone e che Borsellino considerava centrale per comprendere il sistema di interessi economici, imprenditoriali e istituzionali che ruotava attorno a Cosa Nostra.
“La verità sulle stragi non può essere cercata nei teoremi ideologici, ma negli atti e nei documenti», afferma il senatore Raoul Russo, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Parlamentare Antimafia, presente alla manifestazione. «La cosiddetta pista nera, allo stato, non ha prodotto elementi concreti capaci di sostenerla. Al contrario, il lavoro della Commissione Antimafia ha riportato l’attenzione su mafia-appalti, un filone serio, solido, storicamente rilevante, che merita di essere approfondito fino in fondo”.
Il senatore capogruppo in antimafia
Russo interviene anche sulla denuncia depositata ieri in Procura a Roma dall’avvocato Luigi Li Gotti nei confronti del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca.
“La denuncia dell’avvocato Li Gotti contro il procuratore De Luca è un atto grave e infondato. Gli atti dimostrano che la Commissione Antimafia ha ricevuto dalla Procura di Caltanissetta tutta la documentazione utile, comprese le carte sulla cosiddetta “pista nera”, rivelatasi inconsistente. Chi oggi accusa De Luca di occultamenti tenta solo di delegittimare un magistrato che ha avuto il coraggio di smontare ricostruzioni fragili e ideologiche sulle stragi del 1992. Noi difendiamo la verità degli atti contro ogni operazione di propaganda”, conclude Russo.
Un percorso di memoria verso il 19m luglio
L’iniziativa si inserisce nel percorso che porterà al prossimo 19 luglio e alla tradizionale Fiaccolata in memoria di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, appuntamento che da trent’anni vede la partecipazione di giovani, militanti, cittadini e rappresentanti istituzionali nel nome della giustizia, della verità e della lotta senza tregua alla mafia.
“Il 19 luglio saremo ancora una volta in piazza, torce in mano, per ricordare Paolo Borsellino e gli uomini della scorta», conclude Gulotta. «Lo faremo senza complessi, senza arretrare e senza accettare lezioni da chi pretende di trasformare l’antimafia in una clava politica. La verità non ha bisogno di teoremi: ha bisogno di coraggio. E noi continueremo a chiederla, difenderla e testimoniarla”.






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