Il giudice di Pace di Palermo Annamaria Mantegna ha annullato il provvedimento di sospensione della patente per due anni nei confronti di un automobilista che era risultato positivo al test salivare antidroga.

Il provvedimento voluto dal ministro dei trasporti Matteo Salvini con il quale si voleva contrastare l’uso di stupefacenti. L’automobilista aveva ammesso di avere fatto uso di cocaina, ma il giorno prima e che quando era stato fermato dalla polizia stradale era lucido alla guida. Nonostante tutto la polizia stradale ha ritirato la patente e il prefetto di Palermo ha disposto la sospensione del documento per due anni. Assistito dagli avvocati Salvatore Ugo Forello e Andrea Villino contro il provvedimento ha presentato ricorso al giudice di Palermo.

La legge del 2024 voluta dal ministro Salvini aveva eliminato il requisito dello “stato di alterazione psico-fisica”. Prima non era sufficiente risultare positivi a una sostanza: occorreva dimostrare che il conducente fosse effettivamente alterato al momento della guida. Oggi, invece, la semplice positività può comportare automaticamente il ritiro della patente, anche in assenza di un accertamento concreto sull’effettiva compromissione delle capacità di guida.

Nel caso dell’automobilista nessuna alterazione era stata accertata. Nel frattempo la corte costituzionale è entrata nel merito e con la sentenza del 29 gennaio di quest’anno ha affermato che la nuova norma deve essere interpretata in modo conforme ai principi di proporzionalità e offensività, richiedendo comunque una verifica concreta della situazione. Da qui la decisione del giudice di Pace di Palermo che ha accolto il ricorso annullando la sospensione della patente e condannando la Prefettura alle spese di lite.

Il giudice, in particolare, ha evidenziato che: non vi era prova della presenza di quantitativi di sostanze idonei a determinare alterazione. Non vi era prova scientifica della loro incidenza sulle capacità di guida. La Prefettura non aveva nemmeno depositato i risultati analitici completi dei campioni salivari.

Infatti anche secondo i pareri scientifici si può essere positivi al test ed essere perfettamente idonei alla guida. Con la nuova legge si vuole colpire condotte pericolose, ma rischia di sanzionare situazioni prive di concreta pericolosità, in assenza di un accertamento effettivo.

“La semplice positività a un test salivare non equivale automaticamente a guida in stato di alterazione, in quanto è necessario un accertamento serio e documentato. Ogni caso va analizzato nel concreto – dicono gli avvocati Andrea Villino e Salvatore Ugo Forello – La sicurezza stradale è un obiettivo fondamentale, ma questo fondamentale interesse non è messo (neanche astrattamente) in pericolo da un guidatore che, nonostante abbia assunto sostanze stupefacenti molto tempo prima, si trovi in uno stato di piena lucidità, integrità psicofisica o sobrietà. In altre parole, non si può prescindere dal rispetto dei principi di proporzionalità e offensività”.