La corte d’appello di Palermo ha ridotto le condanne inflitte in primo grado a quattro tra medici e infermieri accusati della morte di Valeria Lembo, una giovane donna uccisa nel 2011 da una dose eccessiva di un farmaco chemioterapico.

La quinta imputata, l’infermiera Elena D’Emma, ha patteggiato la condanna a due anni e sei mesi (ne aveva avuti quattro in primo grado).

Confermata la condanna a 4 anni e sei mesi, per omicidio colposo, all’ex primario di Oncologia del Policlinico del capoluogo siciliano Sergio Palmeri; ridotta da sette anni a 4 anni e 4 mesi la condanna alla collega Laura Di Noto che aveva la stessa imputazione; 4 anni e 8 mesi (6 e mezzo in primo grado) per lo specializzando Alberto Bongiovanni, accusato di omicidio colposo e falso; due anni e 10 mesi (4 in primo grado) per l’infermiera professionale Clotilde Guarnaccia, che rispondeva di omicidio colposo.

Si sono costituiti parte civile, con l’assistenza degli avvocati Marco Cammarata e Vincenzo Barreca, il marito Tiziano Fiordilino, i genitori della donna, e la zia Anna Maria D’Amico.

Valeria Lembo è morta il 29 dicembre 2011. Tre settimane prima, il 7, al posto di nove milligrammi di Vinblastina, una molecola chemioterapica usata per combattere il morbo di Hodgkin, gliene furono somministrati 90 milligrammi.

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