I proiettili sono gli stessi e l’arma usata anche. Ma in nessuno dei tre casi ci sono stati feriti. Mentre i feriti sono due nel quarto caso che inizialmente era stato legato agli altri ma invece, sarebbe tutta un’altra storia.

Sono due le piste che gli inquirenti imboccano per la recrudescenza della violenza a Palermo nell’ultimo mese.

Una sola mano dietro tre sparatorie in meno di un mese

Una sola mano per tre diverse sparatorie che a prima vista potrebbero sembrare figlie di richieste estorsive o di uno scontro fra due diversi gruppi. Le tre sparatorie che adesso la squadra mobile di Palermo associa fra loro sono quella di via Don Minzoni nella notte fra mercoledì e giovedì scorso, i colpi esplosi contro il ristorante Il Brigantino di Sferracavallo qualche giorno prima, il 25 aprile e la raffica contro il deposito della Sicily By Car di Tommaso natale del 9 aprile. Gli inquirenti tendono a legare le tre vicende perché i colpi sono stati esplosi in tutti e tre i casi da un kalashnikov e sono tutti calibro 7,62.

Vicende che avvengono sì ad una certa distanza l’una dall’altra ma tutte all’interno del mandamento mafioso di San Lorenzo. Per questo le indagini si indirizzano verso una recrudescenza mafiosa o comunque legata ad ambienti criminali di spessore. A parte l’intimidazione al deposito di Sicily by car le altre raffiche di mitra erano indirizzate, come detto, ad un ristorante ed alla abitazione oltre che all’auto, una Fiat 500, della medesima persona.

I due feriti di via Montalbo

Vicenda diversa, invece, sarebbe quella della sparatoria di via Montalbo, che inizialmente era stata accostata alle altre. Oltre a Danilo D’Ignoti, 37 anni, ritenuto il bersaglio dei due aggressori in ciclomotore che lo hanno ferito ad una coscia, proiettili vaganti hanno ferito, in modo non grave, anche una donna che si trovava a passare e si stava recando presso la medesima macelleria dalla quale D’Ignoti era appena uscito al momento dell’agguato. la donna di 67 anni è stata raggiunta da un proiettile al gluteo e da una scheggia metallica alla coscia sinistra e si trova ricoverata nel reparto di Chirurgia del polo traumatologico dell’ospedale di Villa Sofia.

Ma il bersaglio, secondo gli investigatori, era proprio D’Ignoti e le indagini si concentrano sulle relazioni del ferito. Su chi, insomma, volesse mandargli un avvertimento così diretto. Perché l’intenzione era quella di gambizzare, non di uccidere anche se i due presunti assalitori sul ciclomotore, non si sono fatti scrupoli a sparare fra la folla