PALERMO (ITALPRESS) – Chi è vicino al governo regionale dice che il presidente Nello Musumeci ha cambiato idea più volte nelle ultime ore circa la continuazione del proprio mandato o meno. Oggi il barometro segna “dimissioni” ma riuscire a fare una previsione o avere una idea certa, in questo momento, è una cosa ardua. “Dimissioni? Speriamo”, dicono esponenti di Diventerà Bellissima (con una battuta, ma forse no…) a margine della cerimonia del ventaglio di questa mattina a Palazzo dei Normanni. “Sarà una estate calda”, ammette un assessore al termine di una riunione a Palazzo d’Orleans. E non faceva riferimento al clima, evidentemente. Ad oggi pomeriggio era solo un rincorrersi di voci e ai deputati che chiedevano qualcosa al presidente dell’Assemblea regionale Gianfranco Miccichè mentre il Parlamento discuteva delle variazioni di bilancio, lui rispondeva allargando le braccia: “Sulle voci riguardanti le possibili dimissioni del governatore Nello Musumeci ho chiesto notizie ai componenti del governo qui presenti in aula e mi hanno detto che non ne hanno. I lavori dell’Ars non possono subire rallentamenti per via delle notizie di stampa”.
Perchè al di là delle voci che si rincorrono ci devono essere dei passaggi da rispettare: il presidente comunica le dimissioni in Giunta e poi deve fare un passaggio in Ars. Secondo gli osservatori la giunta potrebbe essere convocata sabato (ma ad oggi non c’è nessuna convocazione all’orizzonte) e le comunicazioni all’Ars date martedì prossimo. “Accorpare le elezioni è una facoltà che la legge attribuisce al presidente della Regione ed è una facoltà sulla quale sto riflettendo, pensando presto di sciogliere ogni riserva in un senso o nell’altro”, ha detto Musumeci questa mattina a margine di una conferenza stampa sul biglietto unico per i trasporti a Palermo. “Tra domani e dopodomani scioglierà la riserva”, dicono fonti vicine al presidente. Intanto per domani sono previste delle visite istituzionali di Musumeci in alcuni comuni del palermitano, segno che la data potrebbe slittare verso il fine settimana. “La legislatura è finita”, ha rincarato la dose Miccichè nel corso della cerimonia del Ventaglio, “venerdì Musumeci si dimette”. E subito la temperatura (elettorale) si innalza. Un doppio appuntamento il 25 settembre comporta la composizione di liste per due elezioni diverse perdendo qualsiasi tipo di “paracadute” per i candidati che avrebbe potuto essere garantito dalle regionali in autunno. “Siamo in campo per fare la nostra parte e l’ipotesi di votare il 25 settembre non costituisce un problema – dice Vincenzo Figuccia -. La campagna elettorale per noi è già partita sui temi e sui programmi e lavoriamo per un centrodestra unito in grado di affermarsi sull’allegra compagnia che sta costruendo il Pd di Enrico Letta. Lavoriamo con Matteo Salvini che proprio domani sarà a Lampedusa per denunciare il fallimento delle politiche sull’immigrazione targate sinistra. Rimaniamo in stand by per le elezioni siciliane in attesa delle decisioni che vorrà assumere il presidente Nello Musumeci”.
Dalle parti della Lega ci sarebbe Alessandro Pagano pronto a scaldare i motori come candidato di bandiera. “Anche se si vota la settimana prossima, siamo pronti ad andare ad elezioni con un nostro candidato”, ha detto invece Miccichè rilanciando il nome di Stefania Prestigiacomo.
A sinistra, invece, scoppia il caso dell’alleanza tra Pd e M5s saltata a livello nazionale ma ancora in piedi in Sicilia dal momento che si sarebbe votato dopo rispetto alle nazionali.

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