Il rilancio delle aree produttive siciliane passa dalla capacità di trasformare programmazione e risorse in cantieri, investimenti e occupazione stabile. È questo il filo conduttore dell’incontro in programma il 6 marzo  alle 10:30 nella sede di Confindustria Siracusa, dedicato a “Sviluppo industriale in Sicilia: la piattaforma Irsap per il rilancio delle aree produttive e nuovi bandi regionali”. Un appuntamento che si colloca in una fase cruciale per l’economia dell’Isola, stretta tra ritardi strutturali e nuove opportunità legate alla transizione energetica, al Pnrr e alla riorganizzazione delle politiche industriali regionali.

Il ruolo di IRSAP e i nuovi bandi: leva per attrarre investimenti

È qui che si inserisce la partita dell’Irsap, l’Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive, chiamato a gestire e riqualificare le ex aree Asi. I nuovi bandi regionali – orientati a infrastrutturazione, efficientamento energetico, riuso di lotti dismessi e attrazione di investimenti innovativi – possono incidere su tre direttrici principali:

Rafforzamento infrastrutturale: interventi su viabilità interna, reti idriche e fognarie, illuminazione e connessioni digitali ad alta capacità aumentano l’attrattività delle aree e riducono i costi indiretti per le imprese.

Semplificazione e governance: procedure più snelle per assegnazioni e autorizzazioni possono ridurre il time-to-market degli investimenti, fattore decisivo nella competizione tra territori.

Transizione ecologica e digitale : incentivi per autoproduzione energetica, comunità energetiche industriali e riconversione green delle aree possono allineare la Sicilia alle traiettorie europee, intercettando filiere legate a rinnovabili, economia circolare e idrogeno.

La sfida, tuttavia, non è solo finanziaria ma attuativa: capacità progettuale, tempi certi e coordinamento tra Regione, enti locali e sistema produttivo saranno determinanti per evitare che le risorse si disperdano in micro-interventi privi di massa critica.

Il nodo strategico del Petrolchimico di Priolo

All’interno di questo scenario, il futuro del Polo petrolchimico siracusano – tra Priolo Gargallo, Augusta e Melilli – rappresenta una delle partite industriali più delicate del Mezzogiorno.

Il sito, che comprende la raffineria ISAB e un articolato sistema di impianti petrolchimici, vale una quota significativa della capacità di raffinazione nazionale e incide in modo rilevante su Pil ed export regionale. Negli ultimi anni il polo ha attraversato tensioni legate a: volatilità dei mercati energetici; ridefinizione degli assetti proprietari; pressione normativa e ambientale; necessità di riconversione in chiave low carbon.

Verso la Transizione

La sfida ora è duplice. Da un lato, garantire continuità produttiva e occupazionale in un’area ad alta specializzazione industriale; dall’altro, accompagnare la trasformazione verso modelli compatibili con la decarbonizzazione europea. Ciò implica investimenti in efficienza energetica, cattura della CO₂, chimica verde e integrazione con rinnovabili e idrogeno.

In questo quadro, il ruolo di IRSAP e della Regione può essere decisivo nel: favorire iter autorizzativi per nuovi impianti e revamping; sostenere infrastrutture comuni (logistica portuale, reti energetiche); integrare il polo in strategie di Zes e attrazione di filiere collegate.

Il rischio, in assenza di una regia pubblica efficace, è una progressiva marginalizzazione del sito in un mercato europeo che accelera sulla transizione. L’opportunità, invece, è trasformare Priolo in laboratorio di riconversione industriale del Sud, mantenendo la base manifatturiera e orientandola verso produzioni a maggiore valore aggiunto.

Un unico banco di prova: credibilità istituzionale e competitività

L’incontro di Siracusa si inserisce dunque in un contesto che intreccia politiche industriali, transizione energetica e coesione territoriale. Le aree produttive non sono solo perimetri amministrativi, ma piattaforme dove si gioca la competitività della Sicilia nei prossimi anni.

Se i nuovi bandi IRSAP riusciranno a tradursi in cantieri rapidi, servizi efficienti e attrazione di capitali privati, potranno contribuire a ridurre il divario infrastrutturale e a rafforzare filiere strategiche come l’energia. In caso contrario, il rischio è replicare una frammentazione che negli anni ha limitato l’impatto delle politiche pubbliche.

La sfida, come emergerà dal confronto tra istituzioni e imprese a Siracusa, non è solo spendere risorse, ma costruire un ecosistema industriale credibile, capace di tenere insieme sviluppo, sostenibilità e occupazione qualificata. In gioco non c’è soltanto il destino delle aree Asi, ma la traiettoria economica dell’Isola nel prossimo decennio.