Nel teatro della politica locale, il colpo di scena è un classico intramontabile ma quanto accaduto ad Avola negli ultimi giorni supera ogni sceneggiatura da House of Cards in salsa siciliana. Tullio Urso, fedelissimo della sindaca Rossana Cannata e protagonista di un violento scontro fisico ha ufficialmente fatto “dietrofront”. Niente dimissioni, niente addio: il consigliere resta al suo posto.

Le dimissioni

Tutto ha inizio il 3 marzo scorso. Un alterco tra le mura dell’Ufficio Turismo tra Urso e un dipendente comunale degenera in una colluttazione. Bilancio: sette giorni di prognosi per il consigliere e un polverone mediatico che travolge l’amministrazione Cannata. Sotto l’assedio delle opposizioni (PD e Noi Moderati in testa), Urso sceglie la via nobile: annuncia le dimissioni per “svelenire il clima”. Sembrava la parola fine su una parabola politica diventata ingombrante per la maggioranza. Sembrava, appunto.

Il colpo di teatro del 9 marzo

L’appuntamento con la storia (politica) di Avola va in scena la sera del 9 marzo. Urso si presenta in aula e si accomoda tra i banchi della maggioranza. Il Presidente del Consiglio, Salvatore Coletta spiega che le dimissioni di Urso non sono efficaci. Il motivo? Non risulterebbero regolarmente depositate all’ufficio protocollo. Una “svista” procedurale che trasforma un addio in un semplice arrivederci. Urso, pungolato sulla coerenza della scelta, ha ammesso il cedimento emotivo: “È stato un gesto istintivo” dettato dalla prostrazione e dall’amarezza del momento
annunciando, ora, di voler onorare il mandato ricevuto dagli elettori. Insomma, il cuore voleva andare via ma alla fine a vincere è stata la testa.

L’ira di Campisi: “Le prove sono qui”

Ma la serata è stata tutt’altro che tranquilla. I consiglieri comunali, che spingono per le dimissioni, hanno disertato l’assemblea pubblica in segno di protesta, ma fuori dall’aula il clima era rovente. Nino Campisi, esponente di punta di Noi Moderati, non ha accettato la versione del “vizio di forma” e, ai microfoni di Canale 8, ha inscenato un vero e proprio contro-attacco mediatico.

Sventolando un documento davanti alle telecamere, Campisi ha mostrato quello che Coletta ha negato esistesse: la lettera di dimissioni con tanto di numero di protocollo. “Le dimissioni sono valide e depositate correttamente”, ha tuonato Campisi, accusando il Presidente del Consiglio di non aver proceduto deliberatamente alla surroga. Le parole di Campisi pesano come macigni: si parla apertamente di ipotesi di omissione in atti d’ufficio e della nullità di ogni decisione assunta dall’aula durante la seduta.

Lo scenario politico

Il ritorno di Urso, braccio destro dell’amministrazione, se da un lato compatta numericamente la maggioranza di Rossana Cannata, dall’altro espone il fianco a una battaglia legale e politica dagli esiti tutt’altro che certi Resta da capire se quel numero di protocollo mostrato da Campisi diventerà la prova regina di un ricorso o se il “vizio di forma” diventerà lo scudo definitivo per blindare il consigliere. Ad Avola, per ora, la politica non si fa più solo nei comizi, ma si gioca tra i corridoi del protocollo e probabilmente tra i verbali degli inquirenti.