Sullo stesso tavolo, sugli stessi dati, due sindacati arrivano a due letture opposte. È quanto emerso dal confronto convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sul piano di trasformazione di Versalis, dove Femca Cisl e Fiom Cgil hanno commentato con toni radicalmente diversi lo stato di avanzamento della riconversione a Priolo e Ragusa.

La linea della Femca Cisl

La Femca Cisl sceglie la linea della fiducia condizionata. Il segretario generale Sebastiano Tripoli parla del “coraggio del sì per governare la transizione” e rivendica la scelta di restare al tavolo negoziale invece di subire il processo dall’esterno. Per il sindacato la chimica di base europea attraversa “una crisi strutturale profonda” che non si può più affrontare scaricando le perdite sulle casse pubbliche: dire sì agli investimenti, secondo Tripoli, è l’unico modo per incidere davvero sulle decisioni. Il sì, però, è vincolato a quattro capisaldi che la Cisl ha ribadito al Mimit: tutela occupazionale totale per diretti e indotto, zero esuberi, cronoprogramma certo con rispetto rigoroso dei tempi di cantiere, e un tavolo ministeriale che resti attivo con verifiche periodiche sito per sito.

Lo scetticismo della Fiom Cgil

Sul fronte opposto la Fiom Cgil non usa mezzi termini: “Basta annunci”. Il coordinatore regionale petrolchimici Antonio Recano contesta proprio ciò che la Cisl valuta positivamente, cioè l’idea che il piano stia procedendo in modo verificabile. Per la Fiom mancano gli elementi oggettivi: non sono note le imprese incaricate delle lavorazioni, né i siti dove sarebbero in corso, né quanti posti di lavoro siano stati effettivamente creati a fronte degli annunci su Priolo e Ragusa. Il sindacato collega la questione occupazionale ai risultati finanziari di Eni, definendo “inaccettabile” che il titolo registri utili in Borsa mentre sui territori restano incertezze sul lavoro, e chiede l’apertura di una vertenza nazionale con impegni vincolanti da parte del Governo.

I metod

La distanza tra le due sigle non è quindi solo di toni ma di metodo. La Cisl considera la presenza al tavolo negoziale già uno strumento di garanzia, e valuta positivamente traguardi come l’avvio della bioraffineria e dell’impianto Hoop a Priolo o la Gigafactory di Brindisi. La Fiom ritiene invece che la partecipazione al confronto non basti finché mancano numeri certi su imprese coinvolte, cantieri realmente aperti e occupazione a regime, e considera il nodo lavoro tuttora irrisolto sia a Priolo sia a Ragusa.

Il Mimit

Il punto di caduta, per entrambe le sigle, resta comunque il Mimit. È lì che la Cisl chiede un presidio permanente per monitorare l’avanzamento dei cantieri e il riassorbimento del personale, ed è lì che la Fiom chiede un confronto immediato per ottenere garanzie prima ancora di riconoscere credibilità al piano. Due strategie sindacali diverse, un solo terreno di verifica: i prossimi mesi diranno quale lettura si sarà rivelata più aderente ai fatti.