Il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, ha trasmesso una relazione alla Commissione regionale antimafia in merito alla vicenda di Paolo Borrometi, il giornalista e vicedirettore dell’Agi, che da anni vive sotto scorta per le minacce di morte, riconducibili alle inchieste sulla mafia. Una iniziativa – quella del magistrato che conferma la tesi del piano per ammazzare il cronista – scaturita dall’iniziativa di alcuni deputati regionali, tra cui il parlamentare Pippo Gennuso, che, alla fine di novembre, inviarono una lettera alla Commissione antimafia per chiedere un approfondimento sull’assegnazione della scorta a Borrometi.

La vicenda ruota attorno ai 4 arresti a Pachino da parte della polizia, avvenuti nell’aprile del 2018 in relazione all’intimidazione ai danni di una curatrice fallimentare ma, nel corso delle indagini, gli inquirenti, attraverso le intercettazioni, scoprirono del piano per far fuori Borrometi. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato  Salvatore Giuliano, indicato dalla Dda come il boss di Pachino, a dare delle indicazioni.

“Trasmetto relazione, con allegati gli atti non più coperti – si legge nella relazione del Procuratore di Catania – da segreto investigativo, dei magistrati di questa Direzione distrettuale antimafia che hanno trattato i più rilevanti tra i procedimenti in cui il giornalista Paolo Borrometi è parte offesa o in cui comunque gli imputati manifestavano forte risentimento e progetti di attentato nei suoi confronti. Come si evince chiaramente dalla relazione, esponenti di rilievo di pericolose consorterie mafiose operanti nel Siracusano, hanno posto in essere in tempi diversi comportamenti ostili nei confronti del giornalista”.

Il Procuratore, nella sua relazione inviata in Commissione, approfondisce la questione del fallito attentato. “Per quanto concerne il fallito attentato con autobomba – scrive Zuccaro –  che sarebbe stato commissionato da mafiosi di Pachino, va evidenziato che l’ipotesi dell’autobomba costituisce un’interpretazione del giornalista, tutt’altro che campata in aria, ma comunque non suffragata da altri riscontri, di una conversazione intercettata nel procedimento penale.. Le intercettazioni evidenziavano la condivisione di propositi criminali tra Vizzini Giuseppe e Giuliano Salvatore nonché il comune interesse alla difesa della ‘reputazione’. Così (…) a Vizzini Giuseppe che ingiuriava il giornalista d’inchiesta Borrometi del giornale online ‘La Spia’, il Giuliano consigliava di farlo ammazzare… Borrometi, ormai, viene qua e vi dice cosa dovete fare! Picca N’avi (cioè letteralmente “Borrometi poco ne ha di vivere”).

Ed ancora: “Dobbiamo colpire a quello. Bum, a terra. Devi colpire a questo, bum, a terra. E qua c’è un ioufocu. Come era negli anni Novanta, in cui non si poteva camminare neanche a piedi”. I boss di Pachino sono dei pericolosi nostalgici. Il figlio di Giuseppe, Simone, rilanciava: “Così, si dovrebbe fare”. E ancora Giuseppe: “Lo sai che ti dico? Ogni tanto un murticeddu vedi che serve… per dare una calmata a tutti. Un murticeddu, c’è bisogno, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli”.