Con un “Caro Matteo”, scritto in corsivo, preceduto da un “Egregio vice presidente”, comincia una lettera inviata il 28 marzo 2019 dall’ambasciatore della Federazione Russa in Italia Sergey Razov niente di meno che al Ministro dell’Interno Matteo Salvini. La lettera è stata pubblicata questa mattina dal quotidiano La Sicilia nell’edizione di Siracusa ed è destinata a creare un grosso clamore mediatico a livello nazionale ed internazionale.

“Con la presente vorrei attirare la Sua attenzione al problema degli episodi di interruzione delle attività delle raffinerie “ISAB srl” in Sicilia, che appartengono al gruppo petrolifero russo “Lokoil”…”. Si tratta dell’invito dei russi a censurare ogni forma di manifestazione davanti alla raffineria siciliana. Un invito che il leader del Carroccio ha subito accolto. E il “Caro Matteo” che fa pensare ad una lettera inviata a vice premier in via confidenziale farebbe subito pensare a dei rapporti molto stretti tra l’ambasciatore russo in Italia e lo stesso Salvini.

Fatto sta che, dopo la missiva indirizzata al “Caro Matteo”, tramite un’ordinanza del Prefetto di Siracusa Luigi Pizzi, ritenuta legittima dal Tar, è stato istituito il divieto di assembramenti nella zona industriale di Priolo Gargallo. Non si tratta dunque di un “caso” di rilevanza locale ma di ordini arrivati dall’alto del Viminale. Gli “ordini” impartiti dal ministro Matteo Salvini ora creano una nuova questione alla luce delle recenti notizie del finanziamento russo, da parte dello Zar Putin al partito del Ministro dell’interno.

E i russi questa volta c’entrano e come.  Il gruppo Lukoil Italia è infatti controllato da una potente cordata russa. Il Prefetto, dal canto suo, non avrebbe fatto altro che eseguire gli ordini arrivati dall’alto ma dietro a questa piccola storia di Siracusa che nega le manifestazioni agli operai davanti al petrolchimico di Priolo Gargallo, potrebbe nascondersi un’altra puntata del caso “Moscopoli”.

Un sospetto avanzato anche dai sindacati del luogo, come riporta La Sicilia, i quali sospettano che dietro alla decisione del Prefetto non ci siano motivi di ordine pubblico ma pressioni politiche. La Russia così chiede al “caro Salvini” e l’Italia si “cala le braghe” ed esegue. Il Tar, intanto, ha dato ragione al Prefetto che ha firmato l’ordinanza e la Cgil annuncia il ricorso. Una piccola vicenda locale si traduce così in un caso nazionale che getta ulteriori ombre sul governo guidato per metà dal vice premier Salvini.