“Non è il tempo delle polemiche né delle scorciatoie comunicative, ma della chiarezza e della responsabilità. La Regione siciliana ha agito con rapidità e concretezza, mentre dal Governo nazionale continuano ad arrivare risposte insufficienti rispetto alla portata dei danni”. Così il deputato regionale della Democrazia Cristiana, Carlo Auteri,  sull’emergenza legata al passaggio del ciclone Harry e soprattutto sulle risorse messe in campo dal Governo Meloni che stanno evidentemente creando malumori dentro lo stesso Centrodestra siciliano.

La ripartizione dei 100 milioni per tre regioni

Il Governo nazionale ha stanziato complessivamente 100 milioni di euro per i primi interventi urgenti nelle tre regioni colpite dal maltempo – Calabria, Sicilia e Sardegna, per cui alla Sicilia spettano solo circa 33 milioni di questa somma: una cifra definita “del tutto inadeguata” rispetto alle gravissime conseguenze dell’evento estremo sul territorio, che ha provocato danni stimati per oltre un miliardo di euro nell’isola.

Auteri sottolinea la differenza tra la risposta statale e quella regionale: da una parte “briciole” dallo Stato centrale, dall’altra risorse considerevolmente maggiori messe in campo dalla Regione, con provvedimenti e stanziamenti immediati . “Ieri si è svolta prima – dice Auteri – una riunione di maggioranza, poi il passaggio in Commissione Bilancio e infine il voto dell’Assemblea Regionale Siciliana che ha garantito l’immediata disponibilità delle risorse già deliberate dalla Giunta, dallo Stato e dall’Ars stessa. Parliamo di un primo intervento da 115 milioni di euro, fondamentale per sostenere pescatori, diportisti, stabilimenti balneari e tutte le attività che nella prima fase hanno subito danni e disagi gravissimi”.

I soldi per il Ponte? “Non sono riserve da spostare”

Il deputato contesta inoltre la proposta avanzata dal Partito Democratico di utilizzare parte dei fondi previsti per il Ponte sullo Stretto di Messina per sostenere la ricostruzione post-Harry. Secondo Auteri, quelle risorse sono già destinate alla Sicilia e non possono essere considerate soldi “di riserva” da spostare, e la discussione non dovrebbe essere su uno spostamento interno di fondi ma sulla necessità di ottenere risorse aggiuntive, straordinarie e adeguate all’entità dei danni subiti. Conclude Auteri: “La Sicilia non chiede favori, ma rispetto: servono risorse adeguate e strumenti straordinari dallo Stato nazionale per una vera ripresa”.

La tabella sui soldi per il Ponte

In merito ai soldi che, secondo l’opposizione al Governo Meloni andrebbero impiegati per altro, tra cui la profonda ricostruzione in Sicilia, senza contare il disastro di Niscemi, l’Esecutivo ha differito 780 milioni di euro di risorse originariamente stanziate per il Ponte sullo Stretto dal 2025 al 2033, nell’ambito di un emendamento alla legge di bilancio. Tali fondi, quindi, non saranno utilizzati immediatamente per lavori infrastrutturali in Sicilia ma rifinanziati solo verso la fine del prossimo decennio, pur mantenendo lo stesso valore complessivo dell’investimento a lungo termine.

Dirottamento di fondi per la Siracusa-Gela (circa 700 milioni)

Durante un’audizione in Commissione, è stato evidenziato che circa 700 milioni di euro originariamente destinati al completamento della strada Siracusa-Gela sono stati dirottati verso il Ponte sullo Stretto, creando una copertura mancante per quella infrastruttura di collegamento interno alla Sicilia.

Fondi di coesione e regionali sottratti

Secondo alcune analisi giornalistiche, tra cui il Manifesto, circa 1,6 miliardi di euro dai Fondi per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), previsto in parte per Sicilia e Calabria, sono stati dirottati per finanziare il Ponte. In particolare solo 300 milioni su quell’importo erano destinati alla Sicilia, mentre la quota maggiore era prevista per la Calabria; la parte di FSC di fatto sottratta alla Sicilia per altre infrastrutture è quindi su quell’ordine di centinaia di milioni di euro.