C’è una piscina a Siracusa che porta il nome di un campione e che quest’inverno è rimasta fredda. Fredda come l’indifferenza che, secondo chi la frequenta, ha circondato il problema per mesi. La piscina Paolo Caldarella, cuore della Cittadella dello Sport costruita negli anni Sessanta, è dedicata a un oro olimpico della pallanuoto a Barcellona 1992, scomparso l’anno dopo in un drammatico incidente stradale.
Tra le sue corsie si è allenato Sandro Campagna, suo compagno di quella storica medaglia e oggi commissario tecnico del Settebello, insieme ai campioni dell’Ortigia, la società di pallanuoto che da quasi mezzo secolo disputa il massimo campionato nazionale. Un luogo che per Siracusa non è semplicemente un impianto sportivo: è un’identità.
La lettera
A riaprire il caso è una lettera inviata a BlogSicilia da un’atleta disabile, scritta a nome di tutti coloro che frequentano la Caldarella. Un testo misurato, privo di inutili vittimismi, che colpisce proprio per questo.
«Siamo cittadini, siamo atleti agonisti, siamo persone con disabilità. Ma oggi, prima di tutto, siamo persone a cui è stato tolto un diritto», scrive l’atleta, che non si limita a descrivere un disagio personale ma inquadra la questione in tutta la sua dimensione.
Sul significato dell’acqua per chi vive con una disabilità, le parole sono nette e difficili da ignorare: «Per un disabile, l’acqua non è solo un elemento: è il posto dove la gravità lascia respirare, dove i muscoli si sciolgono. O almeno, così dovrebbe essere»*. E poi la conclusione, lucida come uno schiaffo: «Ignorare il problema significa, di fatto, dire a un disabile, a un bambino o a un atleta: “Qui per te non c’è posto”»
La lettera non risparmia nemmeno la pallanuoto d’élite: «I campioni di pallanuoto non possono allenarsi dignitosamente per rappresentare la nostra città». Una frase che risuona con tutto il peso della storia di questo impianto.
Il paradosso di una città di mare senza una caldaia funzionante
Siracusa. Tremila anni di storia, il mare Ionio a pochi passi, patrimonio Unesco. E una piscina pubblica che per mesi non è riuscita a garantire l’acqua a temperatura regolamentare. L’atleta nella sua lettera lo dice senza mezzi termini: «È quasi assurdo: una città di mare e di sport come la nostra che si perde dietro a una caldaia o a una gestione che non vede le persone dietro ai numeri. Un’indifferenza che scotta, mentre tutto gela»
Il problema tecnico ha un nome preciso — il chiller, il sistema di riscaldamento dell’acqua — ma la sua natura è tutt’altro che nuova. Le chiusure, come ha già raccontato nelle settimane scorse il papà di una bambina che si allena alla Caldarella, si sono susseguite dall’autunno: una settimana a ottobre, poi a fine novembre, a metà gennaio, tra fine gennaio e inizio febbraio Non è nemmeno la prima volta che la Cittadella finisce nella cronaca per questo: già alla fine della prima sindacatura di Francesco Italia si registrarono problemi analoghi, con l’Ortigia costretta a emigrare temporaneamente per allenarsi e disputare le partite. Uno smacco simbolico che la città ricorda ancora.
La replica del Comune: tre chiller e numeri in discussione
A rispondere alle polemiche, attraverso BlogSicilia, è Giuseppe Gibilisco, Capo di Gabinetto del Comune di Siracusa ed ex assessore allo Sport. L’annuncio è concreto: i macchinari sono arrivati. Ma sulla portata del problema, Gibilisco non ci sta a cedere tutto il campo: «Sono arrivati stamane tre chiller che permetteranno di risolvere la questione. Voglio, però, sottolineare che la temperatura dell’acqua è scesa di mezzo grado, a volte di un grado e mezzo ma non si può dire che vi siano stati dei crolli di temperature. Sono capitate situazioni in cui l’acqua è scesa a 24 gradi, per cui le condizioni erano proibitive ma perlopiù, a fronte di una temperatura di 27 gradi – ottima per nuotare – si è scesi a 26 gradi». Dunque: il problema c’era, ma circoscritto. I nuovi impianti risolveranno. La stagione, però, è andata.
Il progetto: abbattere e ricostruire
Al di là dell’emergenza immediata, l’amministrazione assicura di lavorare a un piano più ambizioso. Il Comune ha avviato un confronto con la Federazione Italiana Nuoto e punta a intercettare fondi PNRR per una ristrutturazione radicale dell’impianto.
Il progetto prevede l’ampliamento della vasca Caldarella fino a dieci corsie, coperta da una struttura telescopica per consentire l’attività tutto l’anno. La piscina piccola verrebbe trasformata in semi-olimpionica. Sarebbero finalmente realizzate le vasche di compensazione, e un secondo chiller garantirebbe la continuità del servizio anche in caso di guasto — esattamente ciò che è mancato quest’inverno. L’installazione di pannelli fotovoltaici punterebbe a dimezzare i costi energetici, oggi superiori a mezzo milione di euro l’anno solo per le due vasche. Parallelamente, circa due milioni di euro sono già stati destinati all’efficientamento del Palazzetto “Concetto Lo Bello”. Un New Deal per la Cittadella, nelle parole del Comune. Purché non resti, anche questo, sulla carta mentre l’acqua aspetta di tornare calda.






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