E’ stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Siracusa, Andrea Migneco, il fermo nei confronti di Luciano Giammellaro, 70 anni, lentinese, coinvolto nel duplice delitto in contrada Xirumi, a Lentini, per cui era stato già arrestato, nelle ore successive al delitto, Giuseppe Sallemi, 42 anni.

Il settantatenne, custode di fondi agricoli, come l’altro indagato, nel corso dell’udienza, al palazzo di giustizia di Siracusa, si è avvalso della facoltà di non rispondere e poco dopo è stato condotto nel carcere di Cavadonna, a Siracusa. Il coinvolgimento di Giammellaro è frutto delle dichiarazioni rese nei giorni scorsi da Gregorio Signorelli, 36 anni, scampato alla fucilate che, invece, hanno spezzato la vita ad Agatino Saraniti, 19 anni e Massimo Casella, 47 anni. Secondo la tesi dell’accusa, i tre si erano recati fin lì per rubare arance, salvo poi essere raggiunti da una pioggia di piombo.

Il superstite, che ha rischiato di morire,  durante l’interrogatorio con gli agenti di polizia ed il pm, Andrea Palmieri, ha raccontato che a sparare sarebbero stati in due, confermando la presenza sul luogo del delitto di Luciano Giammellaro. Nella sua deposizione, poco dopo il fermo, Sallemi, invece, si sarebbe accollato le responsabilità, asserendo di aver premuto il grilletto, dopo essere stato minacciato di morte dalle vittime, ma non avrebbe mai parlato di un complice.

Frattanto, è iniziato l’incidente probatorio sulle salme delle due vittime con l’autopsia  eseguita del consulente scelto dal gip del tribunale ma non ci sono ancora gli esiti degli esami. Sarà, invece, compiuta in una fase successiva la perizia psichiatrica su Giuseppe Sallemi, rappresentato dall’avvocato Rocco Cunsolo, non appena la difesa produrrà tutta la documentazione relativa alla sua condizione psicofisica. “Stiamo raccogliendo le cartelle dell’Azienda sanitaria – afferma a BlogSicilia il difensore di Sallemi, l’avvocato Rocco Cunsolo –  che porteremo all’attenzione del giudice ed a quel punto sarà eseguita la perizia”. Per la difesa dell’indagato, Sallemi sarebbe affetto da una patologia che lo avrebbe condizionato in quei tragici istanti.