La testimonianza di Gregorio Signorelli, 36 anni, catanese, scampato alla sparatoria in contrada Xirumi, a Lentini, è stata decisiva per l’incriminazione del secondo custode, Luciano Giammellaro, 70 anni, fermato nella notte tra sabato e domenica scorsa per il duplice omicidio di Massimo Casella e Agatino Saraniti. Per questo delitto, era stato già arrestato un altro guardiano, Giuseppe Sallemi, 42 anni, in carcere già da una settimana.

Il trentaseienne, nel corso del suo interrogatorio, ha raccontato di essersi recato in quell’appezzamento di terreno insieme alle due vittime per rubare arance mature ma si sarebbero trovati di fronte quei due che avrebbero premuto il grilletto.

“I due soggetti – spiegano dalla polizia di Siracusa –  esplodevano diversi colpi di fucile contro i tre attingendo a morte Casella e Saraniti e ferendo gravemente Signorelli. Il racconto della vittima superstite, unitamente ad altre dichiarazioni preziose rese dai proprietari terrieri del luogo teatro dei fatti raccolte dal personale operante che ha condotto le indagini, nonché dei familiari delle vittime, permettevano di identificare compiutamente Luciano Giammellaro, nonché a delineare il contesto dell’abusiva attività di guardiania che si svolge in quella zona agricola, che veniva svolta dal Sallemi in compagnia di Giammellaro, quest’ultimo, diversamente dal primo, non legato da alcuna dipendenza lavorativa con le aziende agricole della zona e formalmente mero pensionato”.

I primi sospetti della polizia e del pm della Procura di Siracusa, Andrea Palmieri, sono emersi nel corso dell’ispezione cadaverica del medico legale, nelle ore successive al delitto: secondo il consulente e gli stessi inquirenti, Sallemi non avrebbe potuto agire da solo.

“In particolare, gli investigatori a seguito anche dell’analisi di Polizia scientifica del teatro dell’evento criminoso,nonché delle prime risultanze fornite dal medico legale, hanno avuto modo di acquisire elementi tali da far presumere come il Sallemi non avesse potuto agire da solo nell’esecuzione dell’azione delittuosa, così cruenta e letale nei confronti dei soggetti che si erano recati nella zona per  perpetrare il furto delle arance mature” fanno sapere dalla Questura di Siracusa.