La nuova inchiesta che scuote Palazzo Vermexio rischia di scatenare l’ennesimo polverone politico in seno al Pd e più diffusamente al centrosinistra siciliano.

Ad accendere la miccia è il governatore Rosario Crocetta che commentando l’avviso di garanzia a Giovanni Cafeo, renziano doc ed ex capo di gabinetto del sindaco Giancarlo Sorbello rivela che “per due volte Giovanni Cafeo fu a un passo dall’ingresso nel governo di Rosario Crocetta. Due tentativi non riusciti perché fui proprio io a oppormi al nome di Cafeo”.

Il presidente ripercorre alcune fasi cruciali della sua stagione a Palazzo d’Orleans e afferma: “Se non avessi tenuto la barra dritta questo governo sarebbe caduto da tempo. Mi opposi in modo durissimo”.

Poi la stoccata all’universo renziano citando i due casi in cui gli sarebbe stato sottoposto il nome dell’ex capo di gabinetto di Garozzo: “La prima volta durante la formazione del governo bis: in quell’occasione fu Davide Faraone a farmi il nome di Cafeo per bilanciare la presenza in giunta di un altro siracusano, ma siccome sapevo dei legami di parentela che aveva con la famiglia Foti, puntai i piedi e alla fine decisi di nominare Maria Rita Sgarlata. Cafeo mi fu riproposto per la seconda volta durante le trattative per il terzo governo, questa volta a farmi il suo nome fu Giancarlo Garozzo, delegato da Faraone alle trattative. Non cedetti e nominai il giovane Gerratana”.

Se l’affondo di Crocetta è diretto e non lascia alcuno spazio ad interpretazioni, la replica del sindaco di Siracusa è ancora più sferzante.

Davvero penoso il presidente di una grande regione come la Sicilia costretto a raccontare bugie per darsi la credibilità persa con gli atti compiti in questi anni”, dice Giancarlo Garozzo in una nota diffusa da Palazzo Vermexio.

Il primo cittadino aretuseo chiarisce e rilancia: “Né io né l’onorevole Faraone abbiamo mai proposto Giovanni Cafeo per un posto di assessore regionale. È un’affermazione palesemente falsa, ma siamo ormai da tempo abituati a vedere un presidente, che dovrebbe rappresentare una delle più grandi regioni italiane, strumentalizzare indagini che non lo riguardano, né direttamente né indirettamente, per vestire i panni del moralizzatore”.

Garozzo è durissimo nel passaggio conclusivo della sua replica: “Dell’imbroglio – si legge il presidente Crocetta ha fatto una virtù e un’arma politica, ma è una strategia di corto respiro perché il suo fallimento è sotto gli occhi di tutti, a partire dai siciliani che piangono le conseguenze del suo governo”.

Vero è che Crocetta è un rottamatore – conclude –. Ma, purtroppo per noi, della Sicilia e non della vecchia politica”.

La tregua fra il governatore ed i renziani sembra destinata ad esaurirsi, ma sullo sfondo c’è ovviamente il Pd con il segretario regionale Fausto Raciti  che rivela di avere incontrato Giovanni Cafeo “che ha espresso la disponibilità ad sospendersi fino a quando non sarà fatta chiarezza sui fatti che lo hanno riguardato”. 

“È un gesto di chiarezza che ho apprezzato – sottolinea Raciti – in attesa di conoscere gli aspetti formali della vicenda che seguiremo in maniera scrupolosa”.