Ci sarà anche il presidente della Commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, al corteo antiracket del 23 gennaio a Siracusa organizzato dalle associazioni e dai sindacati per dire di no al ritorno delle bombe contro le attività commerciali della città.

Il ritorno della stagione delle bombe

Gli ordigni ma anche gli incendi in poco più di un mese  hanno mostrato che i signori del pizzo hanno rialzato decisamente la testa, presumibilmente per via del ritorno sulle strade di storici pezzi da Novanta di Cosa nostra dopo aver scontato le loro condanne.

Le associazioni antiracket in assemblea a Floridia

Alla manifestazione parteciperanno coloro che da una vita lottano contro la mafia: le associazioni antiracket che il 26 gennaio nell’aula consiliare di Floridia, saranno riunite in assemblea regionale per parlare di questa piaga e delle strategie di contrasto: e lo faranno alla presenza del Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura,  Maria Grazia Nicolò.

I timori sull’adesione

Ma in città serpeggiano delle diffidenze sulle adesioni alla manifestazione, chiamata per l’occasione Siracusa non si piega: non delle associazioni, di categoria e sociali, o delle istituzioni o magari dei rappresentanti pubblici  della città e della provincia ma degli stessi commercianti ed imprenditori contro i quali il racket è tornato a ruggire.

Le altre manifestazioni: tante istituzioni ma pochi commercianti

Del resto, i precedenti non mancano, come nel 2021, non una vita fa, quando per il sit in contro l’attentato ad una tabaccheria di via Piave, nel cuore della Borgata, i cui proprietari erano dirigenti della stessa associazione antiracket, si persero le tracce dei commercianti, fatta eccezione per qualcuno della zona in cui avvenne l’esplosione.

Lo sa bene il coordinatore provinciale delle associazioni antiracket, Paolo Caligiore, che ha fatto della lotta al pizzo la sua ragione di vita. “Noi, come sempre, parteciperemo – dice a BlogSicilia Caligiore – sono curioso di vedere la partecipazione dei commercianti e degli imprenditori ma più in generale della città, che deve per prima mobilitarsi in modo spontaneo”.

La città con nessuna denuncia per pizzo

Già, la città che, numeri alla mano sembra il Canton Ticino: zero denunce in tema di pizzo.  “Questo è il numero – commenta con amarezza il coordinatore provinciale delle associazioni antiracket – ma di certo tutto possiamo dire o ipotizzare, tranne che qui non esista il racket delle estorsioni. Il problema, che ormai vado dicendo da tempo, è che si preferisce pagare in silenzio, magari perché le tariffe del pizzo sono basse ma il punto non è questo: la lotta al racket è una questione morale, per cui pagare 1 euro o mille euro non fa differenza. Forse, oggi si avverte  una certa preoccupazione perché il racket sta alzando i prezzi” .

Cracolici: “Mafia non vista come una minaccia”

Appaiono emblematiche le parole del presidente della Commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici che, durante la tappa della commissione Antimafia a Siracusa, lo scorso aprile, aveva lanciato l’allarme contro una “mafia ben inserita nel tessuto economico e sociale che non viene vissuta come una minaccia”, sottolineando gli appetiti e le mire della criminalità organizzata “soprattutto nei settori della ristorazione e dei trasporti. Nel 2024 – aveva dichiarato il presidente – su 11 interdittive antimafia 9 hanno riguardato la ristorazione e 2 il settore edile”.

Gli strumenti per chi  denuncia

Il leader delle associazioni antiracket spiega che gli strumenti per chi denuncia il pizzo ci sono, pure quelli economici: “Oltre ad esserci la protezione dello Stato – dice Caligiore – le nostre associazioni offrono la consulenza sulle denunce e nei processi ci costituiamo parte civile. Oltre a ciò, ci sono i fondi antiracket, che consentono alle vittime di incassare i ristori o i risarcimenti legati ai danni economici causati dal pizzo”