Siracusa ripiomba nell’incubo. Due attentati a distanza di pochi giorni contro la famiglia Borderi, protagonisti della ristorazione in Ortigia, hanno riaperto una ferita che la città credeva rimarginata. Ordigni, messaggi intimidatori, paura dichiarata apertamente dalle vittime.
Il salto negli anni 90
È un copione che riporta indietro di trent’anni, quando quasi ogni sera una bomba esplodeva davanti a un’attività commerciale o a un’impresa edile, tenute sotto scacco dal racket delle estorsioni.
Allora era la stagione più buia degli anni ’90: Cosa Nostra dominava il territorio, lacerata anche da una guerra interna combattuta a colpi di omicidi tra clan contrapposti. Un potere che sembrava invincibile, prima che le indagini di polizia e carabinieri, le maxi-operazioni e le catene di arresti ne scardinassero la struttura.
Oggi, quei boati tornano a farsi sentire. E con essi, l’allarme.
Il doppio attentato e la paura che riaffiora
La famiglia Borderi non ha nascosto il proprio stato d’animo: la paura è reale, concreta, ammessa già nelle ore successive al secondo messaggio intimidatorio. Due azioni ravvicinate non sono solo un avvertimento, ma un segnale di spregiudicatezza criminale. Un modo per dire: siamo tornati.
Chi colpisce sa di voler lasciare il segno. La reiterazione degli attentati suggerisce una strategia precisa, non un gesto isolato o improvvisato.
Un déjà-vu che riporta a Bruno Piazzese
La vicenda Borderi richiama alla memoria un altro nome, un’altra storia simbolo: quella di Bruno Piazzese. All’inizio degli anni Duemila, l’imprenditore dell’Irish Pub, sempre in Ortigia, fu vittima di una serie di attentati. Piazzese denunciò apertamente il clan Bottaro-Attanasio, rompendo il muro di omertà. Una scelta di coraggio pagata a caro prezzo: ancora oggi vive sotto scorta.
Allora come oggi, Ortigia era il palcoscenico scelto per lanciare un messaggio a tutta la città: chi lavora e ha successo deve piegarsi o prepararsi a subire.
Gli anni ’90: la guerra di mafia e la reazione civile
Le cronache giudiziarie raccontano una Siracusa insanguinata da una feroce guerra di mafia. Clan storici, come Urso-Bottaro e Santa Panagia, in lotta per il controllo del territorio, omicidi eccellenti, attentati seriali. In quel contesto nacque anche una risposta civile forte: le associazioni antiracket, gli imprenditori che decisero di denunciare, spesso isolati ma determinati.
Quelle battaglie segnarono una svolta culturale. Siracusa reagì, si ribellò, e lo Stato colpì duramente. Per anni il racket sembrò arretrare, costretto nell’ombra.
Chi c’è dietro? Le ipotesi investigative
Oggi le domande tornano a moltiplicarsi. Chi sono gli autori di questa nuova escalation? Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è il possibile ritorno in campo di esponenti di spicco di Cosa Nostra che hanno terminato di scontare le proprie pene detentive.
Gli occhi sono puntati sui clan storicamente più forti del territorio: Bottaro-Attanasio e Santa Panagia. Nomi che evocano un passato che non dovrebbe tornare, ma che evidentemente qualcuno tenta di riesumare.
Fare cassa e imporre il dominio
L’obiettivo appare chiaro: ristabilire il controllo e fare cassa con le estorsioni. In poco più di un mese, oltre alla famiglia Borderi, un’altra storica famiglia di imprenditori siracusani è finita nel mirino: i Brancato, proprietari di una nota pasticceria, colpita da una bomba carta. Un altro ordigno ha danneggiato un bar nella zona nord della città.
Tanti episodi, troppe coincidenze. Un unico filo conduttore? È la domanda che circola tra imprenditori e cittadini.
Tutto nelle mani della magistratura
Le indagini sono in corso e il lavoro è affidato non solo alla Procura di Siracusa, ma anche alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania. Un segnale della gravità del quadro emerso e della possibile regia mafiosa dietro la catena di attentati.
La città ad un bivio
Siracusa oggi è di fronte a un bivio. Ignorare i segnali o riconoscerli per tempo. La storia insegna che il silenzio è il miglior alleato delle bombe. La denuncia, la rete tra imprenditori, il sostegno delle istituzioni e della società civile sono l’unico argine possibile per evitare che la città ripiombi definitivamente nel terrore.
Perché quella stagione, Siracusa, l’ha già vissuta. E non può permettersi di riviverla.






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