Il futuro del polo petrolchimico di Siracusa si gioca su un crinale sottilissimo, dove la necessità della transizione energetica si scontra con una realtà economica fatta di costi operativi crescenti e incertezze normative. Se ne è discusso stamane a Siracusa, nel corso del convegno “La zona industriale da qui al prossimo quarto di secolo. Idee per uno sviluppo sostenibile”, organizzato dal Partito Democratico di Siracusa.

Il convegno a Siracusa organizzato dal Pd

Un dibattito, moderato dal capogruppo del Pd nel Consiglio comunale di Siracusa, Massimo Milazzo, che ha messo a nudo la complessità di un processo di decarbonizzazione che, al momento, vede una sola vera punta di diamante nel gruppo Eni, lasciando il resto del comparto in una fase di attesa critica.

La Transizione energetica

La chiave di volta dell’intero sistema è la transizione energetica, un percorso che Versalis (Eni) ha già intrapreso con decisione, chiudendo il proprio stabilimento di polietilene per fare spazio alla produzione di bio-carburanti e a una sezione dedicata al riciclo chimico delle plastiche miste. Si tratta di una tecnologia di frontiera capace di trasformare i rifiuti plastici non recuperabili meccanicamente in materia prima vergine, chiudendo di fatto il ciclo della plastica. Tuttavia, al di fuori di questa “isola” tecnologica, nella zona industriale si registra ancora poco movimento concreto verso la sostenibilità.

Il futuro incerto per la zona industriale e la sua resilienza

Il presidente di Confindustria Siracusa, Gian Piero Reale, è lucido nell’analizzare quello che definisce un “presente difficile, complicato per ragioni geopolitiche, economiche e ambientali”. Secondo Reale, il nodo centrale è l’incapacità di trovare “il bandolo della matassa” per permettere alle aziende dei settori “hard to abate” di decarbonizzare senza soccombere. Sebbene il territorio dimostri una “straordinaria resilienza” e una “strategicità a livello nazionale” legata alla sicurezza energetica, la pressione finanziaria rischia di diventare insostenibile.

Il nodo delle Ets

L’emergenza immediata ha un nome preciso: EU ETS (Emission Trading System). Si tratta del principale strumento dell’Unione Europea per la riduzione dei gas serra, basato sul principio del “Cap-and-Trade”. In sintesi, l’autorità fissa un tetto massimo (cap) alle emissioni totali, diviso in quote (1 quota = 1 tonnellata di CO2) che le aziende possono acquistare o scambiare. L’obiettivo ambientale è tagliare le emissioni del 55% entro il 2030, ma l’effetto economico è dare un prezzo al carbonio per rendere costoso inquinare.

Il Petrolchimico paga 300 milioni

Per il polo di Siracusa, l’impatto è devastante. “Nella zona industriale paghiamo 300 milioni di tasse ETS”, ha denunciato Reale, sottolineando come queste risorse vengano sottratte alla capacità di investimento delle imprese. Il paradosso, secondo Confindustria, è che questi capitali non tornano sul territorio: “Il minimo è che questi milioni possano essere riutilizzati dalle stesse aziende per fare investimenti green, altrimenti continuiamo a gravare le aziende di tasse e non gli diamo mai l’opportunità di poter pianificare grandi investimenti che oggi non sono sostenibili”.

I casi di Isab e Sonatrach

Il cuore del problema riguarda le tre grandi raffinerie del polo: le due di ISAB e quella di Sonatrach. Questi impianti sono per definizione “carbon-intensive”, poiché emettono CO2 durante la combustione nei forni e la produzione di idrogeno. Le raffinerie operano in un mercato globale e corrono il rischio del cosiddetto “Carbon Leakage”: se i costi delle quote ETS erodono eccessivamente i margini, la produzione rischia di spostarsi fuori dall’UE.  Per difendersi, le aziende stanno studiando strategie come l’elettrificazione, il Carbon Capture and Storage (CCS) e la bioraffinazione, ma i costi restano proibitivi. Inoltre, l’ETS agisce come una leva che spinge al rialzo i prezzi dei carburanti alla pompa, trasferendo il costo ambientale sul consumatore finale.

Meloni in soccorso delle aziende: sospendere Ets

In questo scenario è intervenuto il governo italiano. La premier Giorgia Meloni ha chiesto ufficialmente all’Europa di “sospendere urgentemente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche”. Si tratta di una misura proposta per tamponare l’emergenza finché i prezzi delle fonti fossili non torneranno ai livelli pre-crisi medio-orientale, proteggendo così le imprese dalle ripercussioni del conflitto in Iran.

Reale: quadro normativo certo

La chiusura di Gian Piero Reale, però, riporta il focus sulla necessità di una visione di lungo periodo che vada oltre l’emergenza. Il presidente di Confindustria Siracusa invoca un “quadro normativo finalmente certo”. Senza una direzione chiara da parte dell’Unione Europea sugli indirizzi da intraprendere e senza la possibilità di reinvestire i proventi della tassazione ambientale nella riconversione degli impianti, il rischio è che la transizione rimanga un obiettivo sulla carta, mentre il tessuto industriale siracusano continua a pagare un conto energetico e fiscale sempre più salato. Per Reale, la strategicità nazionale del polo non può essere solo un vessillo da sventolare nei momenti di crisi, ma deve tradursi in politiche che permettano di pianificare il futuro industriale dei prossimi venticinque anni.