Il capogruppo del Pd in Commissione parlamentare Antimafia, il senatore Walter Verini, ha presentato  un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per sapere perché la Prefettura di Siracusa non abbia ancora dato riscontro a una richiesta di accesso agli atti relativa alla Commissione d’accesso insediata ad Avola nel 2019. A firmare l’atto, insieme a Verini, anche il senatore siracusano Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo Pd, e altri senatori democratici.

La vicenda: la Commissione d’accesso del 2019

Il 7 aprile 2019 il Prefetto di Siracusa dispose l’istituzione di una Commissione d’accesso al Comune di Avola, che si insediò nel maggio successivo. Il compito della Commissione era verificare l’eventuale sussistenza di forme di infiltrazione o condizionamento della criminalità organizzata sull’amministrazione municipale. I lavori si conclusero il 12 novembre dello stesso anno: il Prefetto, sulla base delle risultanze istruttorie, ritenne di non proporre al Ministero dell’Interno lo scioglimento del consiglio comunale, che dunque restò in carica.

Da allora, tuttavia, della relazione conclusiva della Commissione non è mai stato reso noto alcun contenuto, né è dato sapere in che misura le conclusioni fossero coerenti con la decisione di non procedere allo scioglimento.

La richiesta di Verini e il silenzio della Prefettura

Lo scorso 12 maggio Verini, agendo nella sua qualità di capogruppo Pd in Antimafia, ha presentato un’istanza di accesso agli atti ai sensi della legge 241/90, chiedendo di poter visionare la relazione. Secondo quanto denunciato dal senatore, la Prefettura non avrebbe fornito alcun riscontro: circostanza che lo ha spinto a rivolgersi direttamente al Viminale. “Impedire a un parlamentare, per di più dell’Antimafia, di accedere a una relazione concernente un procedimento di notevole rilevanza pubblica è davvero grave”, ha dichiarato Verini.

Nell’interrogazione, i senatori Verini e Nicita chiedono al ministro Piantedosi di chiarire se la relazione sia tuttora coperta da vincoli di segretezza o riservatezza e, in caso affermativo, su quale base normativa; in caso contrario, di disporne la trasmissione o quantomeno di fornire una motivazione formale sull’istanza rimasta inevasa.

Le ragioni del parlamentare

Sul piano istituzionale, la posizione di Verini poggia su più elementi. Anzitutto le prerogative ispettive riconosciute ai parlamentari, che secondo un orientamento giurisprudenziale includono il diritto di accedere agli atti amministrativi per esercitare la funzione di controllo. A questo si aggiunge la sua posizione di capogruppo in una Commissione d’inchiesta che si occupa specificamente di infiltrazioni mafiose, elemento che rafforza l’interesse istituzionale, oltre che pubblico, a comprendere le motivazioni del mancato scioglimento. Infine, indipendentemente dal merito, resta il principio di trasparenza amministrativa: anche un eventuale diniego dovrebbe essere motivato, non lasciato cadere nel silenzio.

Le ragioni della riservatezza

Sul fronte opposto, esistono argomenti altrettanto solidi che possono giustificare la cautela della Prefettura. Le relazioni delle Commissioni contengono spesso informazioni sensibili e riscontri di natura investigativa, la cui diffusione potrebbe compromettere l’attività di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata: non a caso diversi regolamenti del Ministero dell’Interno sottraggono questo tipo di documenti all’accesso generalizzato.

Cosa resta aperto

La partita si sposta ora sul tavolo del Viminale, chiamato a sciogliere un nodo che non riguarda soltanto il caso di Avola: fino a che punto le prerogative ispettive dei parlamentari possano spingersi sugli atti riservati della Pubblica Amministrazione, e in che misura la tutela della riservatezza investigativa possa giustificare il silenzio di fronte a una richiesta istituzionale di questo tipo.