Un impianto per il recupero e lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi da circa 614 mila metri cubi in un’ex cava di contrada Stallaini, nel territorio di Noto, a ridosso della Riserva naturale di Cavagrande del Cassibile. È attorno a questa collocazione che si concentra la nuova attenzione sul progetto della SoAmbiente, dopo gli ultimi passaggi amministrativi e l’approvazione di nuove misure di conservazione per il sito Natura 2000.

A chiedere ulteriori verifiche sono il deputato nazionale di Fratelli d’Italia Luca Cannata, che ha interessato Regione e ministero dell’Ambiente, e Cna Turismo Siracusa. Il punto sollevato è soprattutto l’attualità delle valutazioni ambientali: quella relativa alle possibili incidenze sui siti Natura 2000 risale infatti al 2009.

L’area protetta

La Riserva naturale orientata di Cavagrande del Cassibile interessa i territori di Avola, Noto e Siracusa ed è caratterizzata dal canyon scavato dal fiume Cassibile, dai laghetti e da un patrimonio naturalistico e paesaggistico di particolare rilievo. L’area è inoltre interessata dalla Rete Natura 2000, con il sito “Cava Grande del Cassibile, Cava Cinque Porte, Cava e Bosco di Bauli”.

Il progetto di SoAmbiente prevede la realizzazione di un impianto per il recupero e lo smaltimento di rifiuti non pericolosi con una capacità complessiva di circa 614 mila metri cubi. L’area di progetto ricade nel bacino idrografico del fiume Cassibile.

Dalla proroga alla verifica di ottemperanza

La vicenda amministrativa ha attraversato diversi passaggi. Nell’aprile 2024 la Regione aveva attestato l’esito negativo della richiesta di proroga dell’efficacia del provvedimento di compatibilità ambientale del 2012, relativo al progetto.

Quel provvedimento è stato impugnato da SoAmbiente e il Tar di Catania, con la sentenza del 27 gennaio 2025, ha annullato il decreto regionale che aveva negato la proroga. Alla luce della pronuncia, la Regione ha quindi riaperto il procedimento e nell’ottobre 2025 ha disposto una proroga di 934 giorni dell’efficacia del provvedimento di compatibilità ambientale del 2012.

Il 9 luglio 2026, come riferisce Cannata,  è arrivato poi il decreto regionale che ha attestato l’esito positivo della verifica di ottemperanza delle condizioni ambientali relative al progetto.

La richiesta di Cannata

È su questo quadro che interviene Cannata, deputato nazionale di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera. Il parlamentare ha scritto all’assessore regionale al Territorio e all’Ambiente Giusi Savarino e ha presentato un’interrogazione al ministero dell’Ambiente. Savarino è anch’essa esponente di Fratelli d’Italia ed è assessore regionale al Territorio e all’Ambiente

“Sono trascorsi diciassette anni dalla valutazione delle incidenze e, nel frattempo, il quadro di tutela dell’area è cambiato – sottolinea Cannata –. Ho chiesto all’assessore Savarino di verificare se le nuove misure di conservazione rendano necessari ulteriori approfondimenti sugli effetti del progetto, con particolare attenzione agli habitat, alle specie protette e alle risorse idriche del bacino del Cassibile”.

Il riferimento è alle nuove misure di conservazione approvate dalla Regione per il sito interessato e alla distanza temporale dalla precedente valutazione di incidenza.

La posizione di Cna Turismo

Sul progetto prende posizione anche Cna Turismo Siracusa, che chiede alla Regione di sospendere ogni ulteriore effetto del procedimento e di disporre una nuova valutazione di incidenza ambientale. L’associazione sollecita inoltre i sindaci di Noto, Avola, Siracusa e Canicattini Bagni a sostenere la richiesta.

“Cavagrande è uno dei luoghi simbolo del turismo naturalistico del Sud-Est: i suoi laghetti e i suoi sentieri muovono ogni anno escursionisti, guide, strutture ricettive e ristorazione. Collocarvi accanto un impianto di queste dimensioni significa colpire un’economia costruita in decenni”, dichiara Fabio Salonia, presidente di Cna Turismo Siracusa.

Per l’associazione, dunque, la questione ambientale si intreccia con quella economica, considerando le attività legate al turismo naturalistico e alla fruizione dell’area.

“La valutazione di incidenza sui siti Natura 2000 è del 2009 e a settembre la Regione ha approvato nuove misure di conservazione proprio per Cava Grande. Non è accettabile andare avanti con un’istruttoria vecchia di diciassette anni”, prosegue Salonia.

Il nodo delle nuove misure

La richiesta di Cannata e quella di Cna convergono sulla necessità di verificare il quadro attuale, pur muovendo da considerazioni differenti. Il deputato pone l’accento sulla possibile necessità di aggiornare gli approfondimenti ambientali; Cna richiama anche le ricadute sul sistema turistico costruito attorno a Cavagrande.

“Su una questione così delicata non possono esserci dubbi o zone d’ombra. Per questo ho attivato entrambi i livelli istituzionali, quello regionale e quello nazionale. La tutela di Cavagrande è una priorità: devono essere svolte tutte le verifiche necessarie prima che il procedimento produca ulteriori effetti. Difendere questo straordinario patrimonio naturale significa difendere l’identità, le risorse e il futuro del nostro territorio”.

Cna Turismo ribadisce infine la propria posizione sul rapporto tra tutela dell’area e sviluppo turistico: “Chi investe nel turismo in questo territorio chiede coerenza: non si può promuovere il Val di Noto nel mondo e autorizzare, a pochi chilometri dalla Riserva, un impianto che ospiterà anche rifiuti speciali”, conclude Salonia.