Candidarsi alle Politiche nel 2027 o restare sindaco fino al 2028? È il dubbio sul futuro di Francesco Italia che agita soprattutto le forze della sua maggioranza, con Mpa-Grande Sicilia in testa, a due settimane dalla mozione di sfiducia in aula. Il sindaco di Siracusa, dopo aver ricomposto solo in parte la giunta azzerata dall’inchiesta Nexus, ha ribadito che il suo mandato durerà fino alla scadenza naturale. Sarà davvero così?
Il Mpa e il precedente di Visentin
I precedenti di un cambio di programma ci sono. Alla vigilia delle Politiche del 2013 Roberto Visentin si dimise a sorpresa da sindaco per candidarsi nella lista di Mario Monti, senza essere eletto. Il Mpa, almeno ufficialmente, non ha detto cosa farà al voto sulla sfiducia. Per molti il sostegno è scontato, visto che nell’Italia bis siedono due esponenti autonomisti e un terzo potrebbe entrare.
Solo che l’ex sindaco Garozzo, a BlogSicilia, ha sollevato dubbi sulla “fedeltà” del Mpa ad Italia, in virtù del fatto che il primo cittadino avrebbe come orizzonte politico le Politiche: il che vorrebbe dire dimissioni tra circa sei mesi, per cui al Mpa converrebbe stare in un’amministrazione con una scadenza imminente? Gli autonomisti ed il suo leader, Peppe Carta, deputato regionale, a sua volta impegnato in campagna elettorale per un altro giro all’Ars, non hanno ancora commentato le parole di Garozzo ed i dubbi restano. Insomma, il Mpa sta riflettendo sul da farsi ma, come assicurano fonti autorevoli a BlogSicilia, il sindaco continua a dare rassicurazioni che non ha intenzione di tentare la strada romana.
Con lo Stabilicum si elegge il capolista, non si vince il collegio
Che chance avrebbe, allora, di entrare in Parlamento? La strada disegnata dalla nuova legge elettorale, lo Stabilicum è stretta. Con il ritorno al proporzionale non esistono più i collegi uninominali, tranne in Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige: non si vince il collegio, si porta un seggio alla propria lista. Italia, coordinatore regionale di Azione in Sicilia, potrebbe correre da capolista. Il capolista è bloccato ed eletto senza preferenze se la lista conquista almeno un seggio nel collegio. È ammessa la candidatura in un massimo di cinque collegi, anche in regioni diverse. Se un capolista risulta eletto in più collegi, viene proclamato in quello dove la lista ha la percentuale più bassa.
Il 3% di Azione e l’incognita Sicilia
Il problema è a monte. Azione deve superare il 3% su scala nazionale, oppure entrare in una coalizione sopra soglia, dove la legge ammette comunque la lista col miglior risultato tra quelle sotto il 3%, una sola per coalizione. Secondo un esponente politico siciliano, nell’isola Azione farebbe fatica a superare Forza Italia, M5s e Lega, e un seggio appare improbabile se corresse da sola. La strada meno in salita sarebbe un accordo di centro con Lombardo, Dc e Noi Moderati.
L’ipotesi Lazio e il peso delle preferenze
Resta il Lazio, dove Azione è più forte: Italia dovrebbe guidare la lista in un collegio, con Calenda candidato altrove. Per la stessa fonte è l’unica chance concreta, ma politicamente difficile, con il rischio di malumori tra gli amministratori locali laziali. Chi non è capolista entra solo con le preferenze (fino a tre per elettore, con alternanza di genere), e il subentrante lo decidono i voti, non il partito.



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