Il problema, in politica, è raramente il voto. È la firma. Il voto si dà in aula, in mezzo agli altri; la firma si mette su un foglio protocollato, con data e ora, e resta agli atti. Ne sa qualcosa Insieme, il gruppo vicino all’ex deputato regionale Giovanni Cafeo, che a Siracusa è riuscita a stare all’opposizione senza smettere di parlare con il sindaco. E che ora, raccontano, voterà la sfiducia a Francesco Italia senza però sottoscriverla.
Il sospetto in minoranza
Tutto nasce dopo il Consiglio comunale in cui il sindaco ha respinto le richieste di dimissioni di Fdi e Pd. Tra i banchi della minoranza si è diffuso un malumore con un destinatario preciso: Insieme, formalmente all’opposizione ma guardata con crescente diffidenza. A innescarlo sono state le indiscrezioni sull’elezione di Ivan Scimonelli alla vicepresidenza del Consiglio, al posto di Concetta Carbone, dimessasi dopo l’arresto per le accuse di corruzione dell’inchiesta Nexus. Una poltrona lasciata libera dalla maggioranza e destinata a un consigliere di opposizione: per i colleghi, non proprio un dettaglio.
La chat e la coincidenza
Nelle ore successive i due consiglieri di Insieme, Scimonelli e Ciccio Vaccaro, sarebbero stati rimossi dalla chat Opposizione, per poi essere reintegrati poco dopo. Sarà stata una coincidenza, ma è capitata proprio mentre veniva depositata la mozione di sfiducia, firmata da 14 consiglieri comunali. Chi frequenta le chat di gruppo sa che raramente sono soltanto chat.
La firma che non c’è
Il pressing dei colleghi sarebbe stato tale da convincere Insieme a votare la mozione senza averla firmata. Un pasticcio, perché il gruppo di Cafeo ha un’intesa con Italia, legata alla presidenza dello stesso Cafeo alla Fondazione Siracusa 2033, di cui il Comune è socio. Insieme replica che il voto contro il sindaco non è mai stato in discussione e che a pesare sono le speculazioni sul metodo e il clima avvelenato.
Il 16 a 16
Sulla carta non cambia nulla: con i due consiglieri di Insieme i voti salgono a 16, lontani dai 20 necessari per mandare a casa il sindaco. Ma la politica non è solo aritmetica. Su 32 consiglieri sarebbe pareggio, la fotografia di un’amministrazione senza maggioranza, e se i 16 fossero tutti firmatari il messaggio alla città sarebbe tutt’altro che positivo per Palazzo Vermexio. A quel punto che farebbe Italia? Ridiscuterebbe la questione della Fondazione o berrebbe l’amaro calice, provando poi a recuperare il rapporto con Insieme?
Il tempo, il vero alleato
A Palazzo Vermexio si racconta anche un’altra storia. Il 18 novembre, giorno della sfiducia, è ancora lontano, e il tempo è proprio ciò su cui il sindaco scommetterebbe per convincere Insieme. E poi c’è un’altra data: il 24 novembre, il giorno dell’elezione del vicepresidente del Consiglio comunale, dettaglio non di poco conto.
Intanto ha nominato quattro assessori, tutti già in giunta, e giura che andrà avanti fino a fine mandato, forte della sponda di Giuseppe Carta e del Mpa, che hanno ignorato l’ultimatum di Cannata. Le deleghe restano da assegnare: finché non lo sono, tutti possono continuare a sperare. Tre settimane, in politica, sono un tempo lunghissimo. E votare e firmare, a Siracusa, non sono mai state la stessa cosa.



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