Alla fine, i conti si pagano. E per un 38enne siracusano, i conti accumulati negli anni, precedenti per mafia, per armi, per frequentazioni che i carabinieri conoscevano bene, hanno pesato più di qualsiasi istanza difensiva. La condanna è definitiva: due anni di reclusione. Niente affidamento ai servizi sociali  ma il carcere.

La storia comincia nel 2022, nelle Case parcheggio. Chi conosce Siracusa sa di cosa si parla: zona nord, uno di quegli angoli di città dove il degrado non è una parola astratta ma una condizione concreta, visibile, quotidiana. È lì che sono partiti degli spari. E quello che sembrava semplice si è rivelato, come spesso accade in certe storie, tutt’altro.

Sul posto: un ferito a terra e troppe domande

I carabinieri sono arrivati dopo numerose chiamate al soccorso. Quello che hanno trovato era un uomo a terra, ferito a una gamba. Era lui, il 38enne. Portato in ospedale, medicato. Fin qui sembrava la storia di una vittima. Poi i contorni hanno cominciato a cambiare forma.

Dall’ospedale e dalle indagini è emerso il quadro reale: il ferito era anche il responsabile. Aveva sparato. Il bersaglio era il cugino, raggiunto da un proiettile alla gamba. Il cugino aveva reagito. Ecco perché il 38enne era finito a terra: non vittima di un agguato, ma di un regolamento di conti finito male — per entrambi.

Cugini, ma non troppo

Le ragioni di quella sparatoria non sono mai state chiarite del tutto. Tra i due cugini non correva buon sangue: questo è quanto. Nessun movente accertato, nessuna ricostruzione completa. Solo due uomini della stessa famiglia che si sono sparati addosso in uno dei quartieri più difficili di Siracusa.

Le accuse a carico del 38enne hanno coperto un catalogo ampio: tentato omicidio, porto abusivo di armi, favoreggiamento personale, danneggiamento. Un insieme che racconta non solo un episodio ma un’abitudine — un modo di muoversi nel mondo che i precedenti penali per mafia e armi già descrivevano con precisione.

La richiesta della difesa e la risposta del giudice

Al termine del processo, la difesa ha tentato la carta dell’affidamento ai servizi sociali. Una misura alternativa al carcere, prevista dalla legge, spesso concessa. Non questa volta.

I carabinieri avevano documentato le frequentazioni del 38enne. I precedenti per mafia erano lì, agli atti, a costruire un profilo che il giudice non ha potuto ignorare. La richiesta è stata respinta. Due anni di reclusione, da scontare in cella.