Si allarga la zona rossa, quella a rischio frana nel centro abitato di Niscemi. Dopo un rallentamento dello scivolamento della collina verso valle, si è assistito ad una improvvisa accelerazione prima che il movimento delle masse di sabbia e argilla tornasse nella norma. La frana, comunque, non si ferma e prosegue nella sua opera di devastazione inesorabile.
L’allargamento della zona rossa
Per motivi prudenziali è stato, dunque, deciso l’allargamento della zona rossa che ha portato a sgomberare altre case. Altri cittadini hanno dovuto abbandonare i loro beni portando con se il minimo indispensabile. Lo sgombero effettuato prima che la frana raggiunge gli immobili permette di operare in sicurezza e, ai cittadini, di recuperare più effetto personali senza dover fuggire in fretta e furia. Al tempo stesso, però, più la zona rossa si allarga più ‘area assomiglia ad una vera e propria città fantasma.
Quasi 700 interventi dei vigili del fuoco dall’inizio della frana
E intanto proseguono dal 25 gennaio le operazioni dei vigili del fuoco a Niscemi a seguito della frana di oltre 4 chilometri che ha coinvolto diversi edifici nel quartiere Sante Croci e in contrada Pirillo. Il report inviato al Ministero parla di 675 interventi svolti finora e di questi 627 solo per operazioni di recupero beni all’interno delle case nella zona interdetta. A volte i recuperi hanno riguardato aree già a ridosso del crepaccio e dunque sono stati rapidi e con monitoraggio costante, altre volte gli sgomberi assistiti hanno permesso maggiore serenità perché avvenuti in area vicina ma non ancora coinvolta in via diretta dalla frana.
In corso il monitoraggio
I vigili del Fuoco continuano anche a monitorare edifici e suolo a monte della frana con apposite strumentazioni e rilevatori di movimento. A supporto, da ieri, è arrivato anche l’Ingv. L’attività di sorveglianza straordinaria è stata richiesta dalla Presidenza della Regione Siciliana e sarà realizzata in stretta collaborazione con i dipartimenti della Protezione civile nazionale e regionale.
Nel dettaglio, l’Ingv effettua il monitoraggio geochimico dell’area per verificare la possibile presenza di anomalie di gas crostali, con particolare attenzione al metano, e il monitoraggio geofisico che prevede l’installazione di una rete di stazioni Gnss (Global navigation satellite system) distribuite lungo l’area della frana e nella fascia instabile, al fine di misurare in tempo reale gli spostamenti del suolo e le accelerazioni del movimento. Contemporaneamente l’Ogs effettuerà indagini attraverso l’esecuzione di una prospezione geoelettrica 3D e una prospezione sismica ad alta risoluzione con le quali sarà possibile identificare le caratteristiche del sottosuolo, individuare eventuali piani di scivolamento e definire con maggiore precisione i volumi di terreno coinvolti nel movimento franoso.






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