Per attrarre competenze e creare sviluppo non bastano incentivi: servono progetti concreti, visione e investimenti sull’innovazione”. È questa la linea tracciata dall’assessore regionale alle Attività produttive, Edy Tamajo, che rilancia il ruolo della Sicilia nella nuova economia globale.

Non un richiamo generico alla modernizzazione, ma una scelta politica precisa. La Regione punta su innovazione digitale e intelligenza artificiale per ridisegnare il posizionamento dell’Isola nei mercati nazionali e internazionali.

Il contesto, del resto, è già cambiato. La trasformazione tecnologica ha ridotto il peso della distanza geografica e ha ampliato i confini operativi delle imprese. “L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno cambiando il concetto stesso di territorialità, continua Tamajo. “Oggi si può lavorare da Palermo per aziende di Milano, degli Stati Uniti o di qualsiasi altra parte del mondo. La Sicilia può competere senza più limiti geografici”.

La competitività non dipende più solo dalla collocazione fisica, ma dalla capacità di connettersi a reti globali e di integrare strumenti avanzati nei processi produttivi. Professionisti e imprese possono, infatti, operare su scala internazionale pur restando in Sicilia.

Risorse già in campo per la transizione digitale

La strategia regionale punta a inserire il sistema produttivo siciliano nella nuova economia digitale, rafforzare la competitività delle imprese e sostenere progetti ad alto contenuto tecnologico, così da rendere l’innovazione un motore stabile di crescita.

“Abbiamo attivato strumenti concreti, a partire dagli investimenti sull’innovazione finanziati con il programma FESR, che mobilitano centinaia di milioni di euro per sostenere progetti ad alto contenuto tecnologico, dalla digitalizzazione delle imprese all’intelligenza artificiale. Non è un annuncio: sono risorse già messe a terra per accompagnare le imprese nella transizione digitale”.

Il riferimento è al Programma FESR, uno dei principali strumenti europei per lo sviluppo regionale. Le risorse finanziano la digitalizzazione delle imprese, l’adozione di sistemi avanzati e l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi.

PMI e trasferimento tecnologico: il cuore della strategia

Il tessuto economico siciliano si regge in larga parte sulle piccole e medie imprese. È qui che si gioca la sfida più delicata. Innovare significa rendere accessibili strumenti complessi anche a chi non dispone di grandi strutture interne.

Stiamo lavorando per portare l’innovazione dentro le PMI, riducendo le distanze tra chi sviluppa tecnologia e chi la utilizza. I bandi sulla digitalizzazione e sul trasferimento tecnologico vanno proprio in questa direzione: rendere accessibili anche alle imprese più piccole strumenti avanzati, dall’automazione ai sistemi intelligenti”.

Il trasferimento tecnologico diventa quindi un passaggio chiave. Università, centri di ricerca e imprese devono dialogare tra loro. Le tecnologie non possono restare nei laboratori. Devono tradursi in applicazioni concrete, capaci di aumentare produttività e competitività.

Parallelamente, la Regione sostiene la nascita di un vero ecosistema dell’innovazione. Un ambiente che favorisca la crescita di start-up, progetti industriali avanzati e iniziative legate alla ricerca.

“Con i programmi dedicati alla ricerca, alle start-up innovative e ai progetti industriali avanzati, vogliamo creare le condizioni perché i talenti possano scegliere la Sicilia. Non solo per vivere, ma per lavorare e fare impresa ad alto livello”.

L’obiettivo è duplice: attrarre competenze dall’esterno e trattenere quelle interne. Negli ultimi anni molti giovani qualificati hanno lasciato l’Isola per mancanza di opportunità adeguate. L’innovazione può invertire questa rotta, offrendo prospettive professionali competitive anche in contesti internazionali.

Innovazione e aree interne: una risposta allo spopolamento

La strategia regionale non si limita alla crescita economica. Tocca anche il tema dello spopolamento delle aree interne, uno dei nodi più complessi per la Sicilia.

“La possibilità di lavorare da remoto e di partecipare ai processi globali dell’innovazione può diventare una risposta concreta allo spopolamento delle aree interne. Oggi i giovani possono restare o tornare, senza rinunciare alle proprie ambizioni. Stiamo costruendo una Sicilia più connessa, moderna e competitiva – conclude Tamajo – in cui innovazione, lavoro e qualità della vita possano crescere insieme”.

Il lavoro digitale riduce il divario tra centro e periferia. Se la connessione è stabile e le competenze adeguate, un professionista può operare da un piccolo comune dell’entroterra per un’azienda internazionale.

La sfida resta complessa. Servono infrastrutture, formazione e continuità nelle politiche pubbliche, ma la direzione appare tracciata: puntare su innovazione, intelligenza artificiale e sviluppo globale per costruire una Sicilia più competitiva e capace di trattenere energie e talenti.