“Quando ho visto che stava morendo, ho perso la testa”. È la frase che segna l’interrogatorio dell’assistente capo Carmelo Cinturrino, nella foto a sinistra, fermato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri (a sinistra) avvenuto il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo, a Milano. L’interrogatorio si è svolto nel carcere di San Vittore davanti al gip Domenico Santoro.
Secondo quanto riferito dal suo difensore, l’avvocato Piero Porciani, il poliziotto ha ammesso le proprie responsabilità e chiesto scusa, “soprattutto a quelli che si sono fidati di lui”.
Una dichiarazione che si affianca a quanto già sostenuto in precedenza: “Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia”.
Il colpo esploso “per paura” e la replica dell’arma
Cinturrino ha spiegato di aver sparato per “paura” e di essersi sentito “perso” subito dopo. Il legale ha precisato che l’agente “sa bene cosa accade a loro quando sparano. Ha tentato di mettere una toppa”.
Da qui la decisione di chiedere a un collega di recarsi al commissariato Mecenate per prendere una replica della pistola: “Un’arma giocattolo che non doveva essere tracciata – ha sottolineato il difensore – e che ha trovato ancora prima del Covid in zona Lambro e ha tenuto”.
Secondo quanto riferito, Cinturrino avrebbe dichiarato che tutti gli agenti presenti, eccetto una collega donna, lo “hanno visto prendere qualcosa dalla macchina e mettere un oggetto vicino al corpo di Mansouri”, che però “dice di non aver toccato, come dice di aver chiamato i soccorsi subito”.
Le accuse di estorsione e il presunto pizzo
Gli investigatori hanno raccolto racconti secondo cui Cinturrino avrebbe estorto a Mansouri 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno. Quando il giovane avrebbe respinto le richieste, sarebbero iniziate le minacce.
Il poliziotto, però, respinge questa ricostruzione: “Giro di spaccio? È Carnevale. Non lo conferma, assolutamente. Ha confessato tutto, ha ammesso tutti i suoi errori, è pronto a pagarli, ma quello che non ha fatto no”. E ancora, come ribadito dal difensore: “Ha confessato i suoi errori ma ha negato di aver chiesto il pizzo agli spacciatori”.
Il martelletto e il boschetto di Rogoredo
Nei verbali emerge anche la questione del martello: “era un martelletto che usava per dissotterrare la droga che i pusher nascondono” nel boschetto di Rogoredo. “Qualche volta aveva anche una paletta”.
Le pressioni sui colleghi e la paura
Dai verbali degli agenti interrogati cinque giorni prima emergono altri dettagli. Alcuni colleghi avrebbero avuto paura di lui in quei momenti e successivamente. Un agente di 28 anni avrebbe temuto che potesse sparare anche a lui. Nei giorni successivi Cinturrino avrebbe esercitato “pressioni” invitando a mantenere coerenza nelle versioni: “mi raccomando sulla stessa linea”.
Un ispettore ha messo a verbale: “Quando eravamo nel bosco di Rogoredo ho chiamato la volante per avere ausilio per effettuare un arresto – ho anche chiamato la radio per dire che la volante era con noi”. Poi: “Ad un certo punto – si legge ancora – compare Cinturrino”.
Successivamente alcuni agenti hanno deciso di dissociarsi: “Ci siamo dissociati da questa cosa e abbiamo deciso di organizzarci per comunicarlo insieme ad un avvocato”. Un altro poliziotto ha dichiarato: “Non vogliamo sporcare tutto il Commissariato, per noi è stato devastante”.
Le prossime decisioni del giudice
Nelle prossime ore il gip dovrà decidere sulla convalida del fermo e sulla misura cautelare richiesta per l’assistente capo accusato di omicidio volontario.
FAQ
Chi è Carmelo Cinturrino?
Assistente capo della Polizia di Stato arrestato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri.
Cosa ha dichiarato al gip?
Ha ammesso responsabilità sull’episodio, parlando di paura, e ha chiesto scusa.
Ha ammesso il pizzo?
No, ha negato di aver chiesto denaro o droga in modo sistematico.
Cosa succede ora?
Il giudice deve decidere sulla convalida del fermo e sulla misura cautelare.






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